Marty è un sognatore, hanno scritto tutti. Sì, è vero, ma in parte. Marty è anche un egoista, egocentrico, narcisista, truffatore, bugiardo patologico, scaltro, manipolatore, ladro, abile, agile, arrapato, sfrenato, irritante, politicamente scorretto. Non è il classico personaggio positivo, non del tutto. È un protagonista scomodo e spesso irritante - rappresenta senza ombra di dubbio gli Stati Uniti d'America, un paese dal doppio volto. Marty non è altro che un ragazzino brufoloso che ha un unico e solo obiettivo, diventare il miglior giocatore di tennis tavolo del mondo…semplicemente perché è convinto di esserlo già! Deve solo dimostrarlo. Dunque partecipa al campionato del mondo, che si svolge a Londra, anno 1952. Ma le cose non vanno come previsto, perché in finale si imbatte in tale Koto Endō, che lo strapazza. Stacco, spezzone di un cinegiornale giapponese in bianco e nero (trovata geniale) dove scopriamo il perché della bravura di Koto … che non vi rivelerò!
Marty Supreme è un film ambientato negli anni ‘50, ma che gioca molto con gli stereotipi degli anni ‘80 e le situazioni action-grottesche del cinema contemporaneo. Marty insegue l’American Dream, il Self-Made Man, vuole essere qualcuno che entri a far parte della Storia. È anche imprenditore: vuole creare una pallina arancione, colorata, perché quella bianca, a detta sua, si confonde con tutto il resto; non solo, vuole vestire elegantemente di bianco come facevano i tennisti, e non di nero (ho adorato, da cultore del tennis, la citazione al Padrino del tennis moderno, Jack Kramer, che in quel periodo era il più forte di tutti). Un omaggio, o una critica, a molti film degli anni ‘80, non altro che pura propaganda utile al regime di Reagan.
Marty, come si è detto fin dal tagline del film, è un sognatore, <<sogna in grande>>, un aspetto che lo accomuna curiosamente al personaggio di Willy Wonka sempre interpretato da Chalamet soltanto due anni fa, che sognava, anzi aveva l’unico scopo nella sua vita, di diventare il più grande pasticcere sulla faccia della terra.
E poi c’è lei, la colonna sonora, che è interamente a base di synth. In perfetto stile anni ‘80. Le poche parti di coro sono state cantate addirittura dalla mitica cantautrice art rock Weyes Blood, cosa che ho scoperto di recente. Anche le canzono non originali sono quelle che hanno fatto grande la musica pop degli 80s. In ogni caso, abbiamo un’altra grande colonna sonora di un anno cinematografico, il 2025, pieno zeppo di colonne sonore indimenticabili; penso a quella di “Una Battaglia dopo l’altra” o “Bugonia” o ancora agli archi di "No Other Choice". Questa qui presa singolarmente forse non è a quei livelli, ed è anche vero che, come hanno scritto molti, i pezzi ricordano le suonerie di un cellulare, ma nell’insieme, abbinata alle scene e alle immagini del film, è semplicemente clamorosa, adrenalina pura! Tutto il sonoro è parte integrante della pellicola, dagli spari ai dialoghi urlati.
Josh Safdie, il regista del film, si conferma anche un grande direttore di attori (anche il fratello Benny lo è, basti pensare alle prove di The Rock ed Emily Blunt nel suo film, “The Smashing Machine”, anche se nettamente inferiore nel suo insieme) dopo aver confermato la reale bravura di Robert Pattinson in “Good Time” e aver fatto finalmente recitare al massimo delle sue potenzialità Adam Sendler nel bellissimo “Diamanti Grezzi”; per questo film Timothée Chalamet è un perfetto Marty Mauser, la figura ispirata a Marty Reisman, vero campione di ping pong statunitense nel 1958-60 e anche giocatore d’azzardo che sosteneva proprio che i grandi giocatori di ping pong dovessero avere l’arguzia e il sangue freddo degli scommettitori. Josh Safdie si dimostra come il fratello talentoso dei due, andando a ricreare perfettamente le atmosfere marce e il ritmo forsennato, soprattutto nelle scene da “tutto in una notte”, dei suoi/loro lavori precedenti.
Gwyneth Paltrow è perfetta nell’interpretare Kay Stone, l’ex Diva del cinema degli anni ‘30 caduta nel dimenticatoio e che diventerà l’amante di Marty. Il protagonista la seduce soltanto per il gusto della conquista, dato che non sapeva nemmeno chi fosse. Milton Rockwell, l’antagonista del film, è interpretato dal magnate filo-trumpiano Terrence O’Leary, con un patrimonio stimato attorno ai 400 milioni di dollari. È curioso il fatto che interpreti un po’ se stesso, ed è bravissimo a farlo, dato che sembra un attore navigato e non soltanto un personaggio pubblico. Per uno strano scherzo del destino, questo personaggio, nella finzione narrativa, è anche il marito dell’attrice Kay Stone e Marty sfrutterà questa coincidenza per convincere Rockwell ad investire sul tennistavolo in un momento dove questo sport negli USA non era nemmeno preso in considerazione (a stento avevano un circolo dove poter giocare, a New York…almeno nella finzione del film, s’intende). Una delle scene che più ho preferito è quella dell’umiliazione di Marty da parte del magnate, di fronte agli amici di lui, che, per vendicarsi dell’insolenza del nostro, arriva a sculacciarlo con una racchetta, con ambo i suoi lati, quello di legno e quello di gomma. Una scena del tutto credibile e veritiera, anche alla luce di ciò che stiamo leggendo questi giorni con gli “Epstein Files”. I ricchi possono tutto, ai danni dell’ultimo, anche umiliarlo fisicamente, e questo nella migliore delle ipotesi.
Menzioni d’onore vanno elargite anche per Odessa A’zion, la ragazza del nostro, e il rapper Tyler, The Creator, che supera la prova e interpreta alla grande l’amico di colore di Marty, Wally. Infine, Abel Ferrara, uno dei migliori registi americani di sempre ("Il cattivo tenente", "King of New York", "The Addiction"), interpreta un gangster da quattro soldi (onestamente non fa molta paura, tanto è ossessionato dal suo cane) protagonista di un paio di scene assurde e fuori di testa, come quella della vasca e quella della sparatoria (forse la più prevedibile del film, però).
Josh Sadfie riprende alla lettera le tematiche già utilizzate nei film diretti con suo fratello Benny e, come ho già detto, anche il ritmo forsennato, senza tregua (che lo accomuna anche a un altro grandissimo film del 2025, "Una battaglia dopo l'altra"), dove il protagonista è sempre sotto minaccia esterna, costretto a fuggire, a correre (letteralmente) per salvare la pelle e dove ha un disperato bisogno di soldi (per sopravvivere, come nel caso di "Diamanti Grezzi" o per coltivare il sogno, come in questo caso). Già, i soldi. I maledetti soldi, l'anima del capitalismo; interessante la scena dove il magnate minaccia Marty, arrivando a dirgli in faccia, non si sa se per goliardia oppure no, di essere un vampiro nato nel 1601, che ha già avuto a che fare nel corso della sua lunghissima vita con altri Marty Mauser, e che sono stati tutti distrutti, quando si sono ribellati. Come ha fatto notare un utente sui social, il 1601 potrebbe non essere un anno casuale perché la Compagnia delle Indie Orientali è stata fondata proprio il 31/12/1600 e poche settimane dopo, dunque nel 1601, è divenuta operativa, andando ad aprire le porte al Capitalismo moderno. Sarebbe un bel simbolismo, davvero intelligente, se confermato.
Due aneddoti: Chalamet, prossimo alla vittoria agli Oscar 2026 come miglior attore (sarà testa a testa con DiCaprio), ha preso lezioni di ping pong per circa 6 anni per soli 15 minuti di scene con questo sport, che oltretutto, per quanto mi riguarda, non sono il punto di forza del film, che sembra avere più ritmo nelle scene normali che in quelle sportive. C'è addirittura una scena di gioco, ad inizio del film, che sfida addirittura le leggi della fisica, ma che nel contesto di un film così grottesco e sopra le righe non sfigura. Il secondo, che riguarda il reparto trucco, è il fatto che la Paltrow ha creduto che la cicatrice sulla guancia di Marty fosse vera, e non semplice trucco! Un lavoro incredibile, dunque, anche perché il trucco ingannerà perfino lo spettatore, per esempio con il trucco applicato al personaggio di Rachel.
Una breve menzione per la scena di apertura e di chiusura del film (potrebbero esserci tracce di spoiler):
stupendi i titoli di testa, con i dettagli scientifici di un concepimento, che sì avevamo già visto nel corso della storia del cinema, ma con l’aggiunta della trovata di tramutare l’ovulo della donna in una pallina da ping pong in piena azione di gioco, con in sottofondo la mitica "Forever Young" degli Alphaville.
Il finale, che ricorda un po’ quello di “Chiamami col tuo nome”, con Chalamet sempre protagonista, è ambivalente, secondo me - perché Marty si comporta così? Per gioia o per essersi reso conto che i suoi sogni finiscono lì, che adesso c’è la “vita vera” da affrontare?
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