102)“Succede in una notte” di Emiliano Canova: talmente brutto che per me e i miei amici è diventato uno S-Cult! Un film indipendente talmente pretenzioso da trattare un delicato argomento come il cambiamento climatico, filtrato dal punto di vista di una insopportabile influencer da quattro soldi, banalizzando il tutto con un finale ai limiti dell’assurdo.
101)“Un film Minecraft” di Jared Hess: vince il premio come
il film più stupido dell’anno, nel senso negativo del termine. Stupido
all’inverosimile. Spiace vedere Jack Black invischiato in una robaccia del
genere. Su Sky.
100)“Io sono la fine del mondo” di Gennaro Nunziante: il
fenomeno Angelo Duro, infarcito della sua discutibile comicità tiktokiana.
Regia assente, tempi comici azzerati, montaggio delirante e zero evoluzione nei
personaggi. Non so se è la fine del mondo, di certo è la fine del cinema. Su
Sky.
99)“Una pallottola spuntata” di Akiva Schaffer: semplicemente
un insulto, “l’insulto finale”, utilizzando un gioco di parole, nei confronti
della trilogia originale, capostipite della comicità grottesca. Se lo troviamo
sopra i precedenti è solo per la durata esigua di questo tormento visivo. Su
Sky.
98)“(Im)Perfetta” di Nicolò Bressan Degli Antoni: un corto
targato Rai sugli influencer e sul tema dell’obesità, ma trattato male e in
maniera trash. Un “The Substance”, ma italiano e trash all’inverosimile. Da
vedere per farsi quattro risate. Su Raiplay.
97)“Gioco Pericoloso” di Lucio Pellegrini: veramente brutto,
doveva essere un thriller? Risulta una scopiazzatura di “Animali Notturni” ma
trash. Con Elodie (pessima attrice improvvisata). Su Sky.
96)“Holland” di Mimi Cave: ci si aspettava di più dalla
regista di “Fresh”; ecco, invece, un thrillerino che ricalca l’onda de “La
donna perfetta”, sempre con Nicole Kidman, ai tempi ancora non così
plastificata. Da dimenticare.
95)“Noi non siamo napoletani” di Gianluca Vitiello: alcuni
abitanti stranieri di Napoli si raccontano in delle lunghe interviste, dal loro
arrivo fino all’integrazione nella città partenopea. Anonimo. Visto su
MyMoviesOne.
94)“La donna della cabina numero 10” di Simon Stone: altro
thriller insipido, con una discreta Keira Knightley coinvolta nel classico
complotto mascherato per incidente. Ambientazione dello yatch di lusso
sprecata. Su Netflix.
93)“Le prime volte” di Perla Sardella & Giulia Cosentino:
corto visto su MyMoviesOne che parla dell’amicizia di due donne e del loro
amore impossibile, poiché il tutto è ambientato parecchi anni fa. Da una storia
vera, con immagini di repertorio e voci fuori campo.
92)“Ti Respiro” di Lorenzo Giovenga: altro corto targato Rai.
Una storia inquietante (almeno per il grande pubblico), anche se dallo spunto
trash, che sfocia in un finale surreale. Discreto l’effetto visivo della
mantide gigante. Su Raiplay.
91)“Elisa” di Leonardo Di Costanzo: presentato in concorso
perfino a Venezia, questo è il film più soporifero del 2025. Una donna, Elisa, si
trova in un carcere di lusso svizzero, circondato da un bellissimo bosco, dopo
aver ucciso prima la sorella e poi la madre. La ragazza viene psicanalizzata da
uno studioso. Una discreta Barbara Ronchi non può reggere da sola il peso di un
intero film che sembra non finire mai. Si riprende un attimo con la scena della
madre, ti illude, ma poi ripiomba nella noia. Alla fine, scontata metà della
pena, avrà anche il coraggio di chiedere la libertà vigilata, quando io in un
posto del genere ci andrei a vivere! Su Sky.
90)“Last Tropics” di Thanasis Trouboukis: cortometraggio
ambientato in una Grecia distopica e dalle acque inquinate. Inquadrature
d’effetto, ma storia troppo esile. Poteva essere qualcosa in più. Visto su
MyMoviesOne.
89)“+10K” di Gala Hernández López: un documentario su un
ragazzo spagnolo, Pol, che intende diventare un guru delle criptovalute.
Interessante il parallelismo con la regista, dal tema incentrato sull’ambizione.
Corto visto su MyMoviesOne.
88)“Housewife” di Greta Guthrie & Jake Lazarow: un corto
horror veramente breve che parla di famiglia e con un mostro veramente
inquietante. Preghiamo tutti quanti insieme affinché possa diventare un
lungometraggio, un giorno. Su Youtube.
87)“Fragments for Venus” di Alice Diop: corto documentario
sulla cultura black statunitense diviso in due nette parti. Spicca la prima
ambientata in un museo. Su Youtube.
86)“Flares” di Jachym Bouzek: brevissimo corto d’animazione, visivamente
impressionante, incentrato sul tema della reincarnazione visto su MyMoviesOne.
85)“6:06” di Tekla Taidelli: questa giovane regista italiana
dirige un road movie che sfocia nel fantasy e nei paradossi temporali, ma
incentrato sul senso di colpa. Bella la storia d’amicizia e d’amore dei due
protagonisti. Tanto potenziale, ma non sfruttato appieno. Visto su MyMoviesOne in
anteprima mentre passava a Venezia.
84)“Downton Abbey - Il Gran Finale” di Simon Curtis:
finalmente giunge al termine anche questa trilogia derivata dalla celebre serie
tv. Il film più debole dei tre, capace di annoiare fin dal primo minuto.
Costumi e recitazioni d’alto livello. Su Sky.
83)“Jay Kelly” di Noah Baumbach: dall’erede spirituale di
Woody Allen ci si aspetta sempre di più, mica un filmetto metacinematografico targato
Netflix sulla solita star piena di sé (George Clooney interpreta praticamente sé
stesso) alle prese con i problemi familiari. La parte in Italia, poi, è il
Festival dello Stereotipo. Forse LA delusione dell’anno. Molto bravo, invece,
Adam Sandler. Su Netflix.
82)“Paternal Leave” di Alissa Jung: il solito film sul padre
(un bravo Luca Marinelli) alle prese con una figlia che non aveva mai visto
prima e che irrompe nella sua vita come un’onda anomala (lui insegna surf, tra
l’altro). Che dire, siamo alle solite ... Su Sky.
81)“Gioia Mia” di Margherita Spampinato: un altro film di
formazione ambientato in Sicilia e incentrato sul rapporto tra un bambino (del
Nord) e sua nonna (siciliana, per l’appunto). Belli i contrasti e gli screzi
tra i due, vista la diversità, ma poi il film diventa scontato. Comunque, gradevole.
Visto in anteprima su MyMoviesOne.
80)“The Caretaker” di Luke Tedder: un horror indipendente
inglese che spaventa poco perché parla dei soliti fantasmi che infestano una
immensa tenuta, però è molto cattivo e sfocia molto bene nell’horror
psicologico per il rapporto disturbante tra il protagonista muto (rivelazione
dell’anno Ben Probert) e sua madre morta, in delle scene degne di Lynch. Visto
su MyMoviesOne.
79)“Secret of a Mountain Serpent” di Nidhi Saxena: dall’India
arriva un film metafisico capace di affascinare sicuramente per le immagini
suggestive. Visto su MyMoviesOne.
78)“The Lost Dream Team” di Jure Pavlovic: un documentario
sulla squadra di pallacanestro Jugoslava nel 1992, impegnata nel campionato
europeo di Roma mentre, al medesimo tempo, in patria i rapporti tra i vari
paesi andavano deteriorandosi, con Slovenia e Croazia autoproclamatosi
indipendenti, andando ad aprire le porte alla sanguinosa guerra civile che
tutti noi conosciamo. La cosa assurda fu il clima in cui il team giocò, e poi
vinse, quegli europei poiché uno dei giocatori, sloveno, fu bloccato dal suo
paese a torneo in corso. E soltanto in pochi, durante l’inno finale, cantarono
a squarciagola. Su Sky.
77)“Film di Stato” di Roland Sejko: un documentario con sole
immagini di repertorio (molto rare) sull’Albania di Enver Hoxha. Del tutto
assenti commenti esterni o interviste, non so se è un bene o un male. Per
appassionati. Visto su MyMoviesOne.
76)“Le assaggiatrici” di Silvio Soldini: uno dei registi
storici italiani (“Pane e Tulipani”) dirige in Germania un film biografico con
ambientazione di guerra, incentrato sulle assaggiatrici di Hitler, che
rischiavano la vita assaggiando i piatti potenzialmente avvelenati destinati al
Fuhrer durante il suo periodo passato nella Tana del Lupo. Presto, però, il
soggetto così interessante smette di entusiasmare e addirittura si arriva ad un
finale melodrammatico davvero non necessario. Peccato, rimane più un’occasione
sprecata. Su Sky.
75)“The Parenting” di Craig Johnson: una commedia horror
abbastanza divertente per passarci una serata, basata sulle possessioni
demoniache. Un buon Brian Cox, posseduto, diventa esilarante. Poco altro da
segnalare. Su Sky.
74)“Heart Eyes” di Josh Ruben: una horror-comedy slasher
unita al genere sentimentale. Un misterioso e feroce killer uccide ogni anno
esclusivamente nel giorno di San Valentino, e questa volta è a caccia della
nostra protagonista, ovviamente … gradevole, non c’è che dire, peccato che
l’idea non sia per niente originale dato che già nel 1981 era stato fatto un
film molto simile a questo, “My Bloody Valetine”. Su Sky.
73)“A Big Bold Beautiful Journey” di Kogonada: la sensibilità
del regista nativo di Seul al servizio di una storiella d’amore tra due bravi Colin
Farrel e Margot Robbie, mai così belli. Un road movie fantasy ahimé privo di
colpi scena. Intrattiene, ma a conti fatti resta anonimo, soprattutto se
pensiamo ai precedenti del cineasta. Su Sky.
72)“Il Club dei Delitti del Giovedì” di Chris Columbus: una
commedia-giallo d’intrattenimento che non è riuscita del tutto (mmh, forse per
colpa di Netflix?), che cavalca l’onda di “Only Murders In The Builing”, ma che
sul finale riesce un pochino ad emozionare. I fan del libro (che ho scoperto
essere un vero e proprio Cult) non sono rimasti soddisfatti. Cast d’eccezione e
solita abile mano del buon Columbus. Su Netflix.
71)“Colpi d’amore” di Jonathan Eusebio: film odiatissimo …
peccato, secondo me, perché è vero che si tratta di un filmetto
d’intrattenimento, ma è una commedia d’azione, comunque, violenta al punto
giusto e ben coreografata. Un buon Ke Huy Quan, esperto d’arti marziali anche
nella vita reale, è qui alle prese con una doppia vita e con diversi conti in
sospeso dal suo passato. Esilarante il personaggio del killer “Il Corvo”, un
duro dall’animo da poeta. Fin troppo breve la durata del film, che a stento
arriva ad ottanta minuti! Su Sky.
70)“Drop – Accetta o Rifiuta” di Cristopher Landon: non
capisco l’astio per questo regista horror d’intrattenimento, che a me diverte
sempre e che trovo dalla mano comunque capace e abile nelle trovate visive.
Anche in questo caso abbiamo una storiella thriller che intrattiene (una donna,
durante un appuntamento, rimane incastrata in un ricatto mortale tramite
smartphone), ma che sul finale diventa esagerato (una americanata, insomma).
Non uno dei migliori lavori del regista, è vero, ma fa il suo anche in questo
caso. Sufficiente. Su Sky.
69)“Eleanor The Great” di Scarlett Johansson: la famosissima
attrice decide a sorpresa di debuttare dietro la macchina da presa e lo fa con
un film drammatico incentrato sull’amicizia tra donna anziana (la novantaquattrenne
June Squibb, che da sola regge il film) e una ragazza più giovane. Nulla di
nuovo, Sean Baker lo aveva fatto cento volte meglio in “Starlet” anni fa; la
regia della nostra è priva di guizzi, si limita al compitino; poi,
ambientandolo nella comunità ebraica, esce pure nel periodo storico più
sbagliato possibile e non me lo fa di certo amare.
68)“Fuori” di Mario Martone: ultimamente è tornata di moda la
figura della scrittrice femminista e partigiana Goliarda Sapienza. Il film si
avvale dell’ottima regia del Maestro Martone e di una buona fotografia, oltre
che di memorabili interpretazioni – Valeria Golino e Matilda De Angelis in
primis, poi una quasi credibile Elodie. Purtroppo, però, il film resta troppo
vago e lo sviluppo della storia semplicemente abbozzato. Alla fine, resta solo
la curiosità di sapere chi fosse davvero questa grande donna, perché dal film
si evince poco o nulla. Peccato, una grandissima occasione sprecata. Su Sky.
67)“Hot Milk” di Rebecca Lankiewicz: interpretazioni di
livello (su tutte quella di Fiona Shaw, intrappolata sulla sedia a rotelle) per
un film drammatico incentrato sulla relazione madre-figlia e ambientato in
estate, ad Almeria. Storia d’amore lesbo Mackey-Kriepes così così. Bello il
finale.
66)“Anemone” di Ronan Day-Lewis: ah, eccoci ad una delle
pellicole più attese del 2025, che ha visto il ritorno davanti la macchina da
presa del migliore attore del nostro tempo, Daniel Day-Lewis, per di più
diretto dal figlio (chi altri poteva convincerlo a tornare sul palcoscenico?).
Ronan, però, con un passato da regista di videoclip, non sa ancora come creare
una storia compiuta al 100% e la durata eccessiva non aiuta. Alcune scene sono
d’altro canto azzeccate, come quelle oniriche, per l’appunto simili a dei
videoclip.
65)“Wolf Man” di Leigh Wannell: un film horror cattivo, che
va spedito per la sua strada senza perder tempo in dilungamenti e tenerezze
varie. La trasformazione del lupo mannaro l’ho apprezzata. Non ha grandissimi
colpi di scena, ma mi sento di promuoverlo alla grande, a differenza di molti
altri. Su Sky.
64)“Honey Don’t!” di Ethan Coen: il secondo progetto solista
di Ethan è leggermente migliore del precedente. Però, tutto sommato, ancora non
ci siamo. Questa trilogia che omaggia il noir, i B-Movie ma con uno sguardo al
futuro (la tematica LGBT) è al momento raffazzonata e per lo più abbozzata. Joel,
Ethan, mancate!
63)“Steve” di Tim Mielants: qualche settimana fa vi avevo
parlato del libro, “Shy”, molto interessante, finito nella classifica migliori
letti nel ‘25. L’adattamento vede al centro la figura del nevrotico preside, un
ottimo Cillian Murphy, alle prese con i problemi della sua scuola per ragazzi
problematici. Un buon film drammatico, che ha all’interno anche un notevole
piano-sequenza. Su Netflix.
62)“Sinners – I Peccatori” di Ryan Coogler: ed eccolo subito,
ahimé, il film più chiacchierato degli ultimi mesi, che ha fatto incetta di
candidature per i prossimi Premi Oscar, collezionandole ben sedici (dico,
sedici!!!), realizzando uno storico record. Osannato è, però, il film horror
non spaventoso del regista di “Black Panther”, dunque un tale non proprio
avvezzo ad un cinema raffinato, diciamo così. E lo si nota anche in questo
caso, poiché non è in grado di creare una sola inquadratura memorabile. Il
montaggio sgangherato, con pessimi flashback ricorrenti, rovina il tutto. Una
fotografia patinata dà un pessimo sapore al film; film, tra l’altro, che
ricorda fin troppo “Dal tramonto all’alba”, ma con una prima ora noiosissima, a
differenza di quel Cult. Il finale è egualmente tremendo, che pare uscito,
appunto, da un film di supereroi (non manca la scena post credit, per farvi
capire!). A salvarsi è soltanto la colonna sonora e la musica intesa come
identità di un popolo. Ma a confronto il tanto bistrattato “Green Book” sembra,
non so, Quarto Potere! Su Sky.
61)“The Alto Knights” di Barry Levinson: un gangster movie
vecchio stampo, classico, diretto da uno dei Maestri del cinema di genere
statunitense. Un bravissimo Robert De Niro impegnato in un doppio ruolo, interpreta
i due gangster rivali Vito Genovese e Frank Costello, in una semi-epopea
ambientata soprattutto negli anni’50. Su Sky.
60)“Companion” di Drew Hancock: purtroppo fin dalla locandina
si capisce già dove voglia andare a parare questo discreto ma divertente
distopico à la “Black Mirror” sull’Intelligenza Artificiale in salsa
femminista. I presupposti per il disastro c’erano tutti, ma la troupe e il cast
sono stati bravi ad alleggerire il tutto e a creare del buon intrattenimento. Su
Sky.
59)“Death of a Unicorn” di Alex Scharfman: un horror-fantasy
che la butta anche sulla commedia, ma con tocchi splatter davvero notevoli per
una pellicola del genere. Comunque, resta buona e non scontata, sempre per un
prodotto del genere, la critica all’alta borghesia statunitense.
58)“Caught Stealing – Una Scomoda Circostanza” di Darren
Aronofsky: il film più atipico e leggero della già ottima carriera del regista
di origini ebree-polacche. Una action comedy che deve tutto, o quasi, ai film
dei fratelli Coen. Resterà per sempre un progetto divertente, particolare,
nella filmografia di questo abilissimo cineasta.
57)“Vicious – I tre doni del male” di Bryan Bertino: un
horror che a molti ha lasciato indifferenti, mentre io l’ho trovato
interessante (una ragazza riceve in dono una scatola maledetta che le chiede di
inserire tre cose particolari della sua vita …), ben diretta e recitata e con
un finale inquietante. Su Paramount+. Ma ne parlo meglio qui:
56)“Good Boy” di Ben Leonberg: uno dei film più interessanti
dell’anno, almeno dal punto di vista del soggetto e anche visivamente parlando,
poiché si tratta di un horror sperimentale tutto filtrato dal punto di vista … di
un cane! Dunque, le inquadrature sono soltanto POV del cane del protagonista. E
questo lo fa diventare un film sensoriale, fatto di suoni, ombre e percezioni
canine. Veramente, veramente interessante.
55)“Trascending Dimensions” di Toshiaki Toyoda: un film
strambissimo, grottesco e spirituale al medesimo tempo, che trascende spazio e
tempo per creare una fantascienza infarcita di umorismo nero e schegge jazz. Il
film più folle dell’anno, visto su MyMoviesOne.
54)“28 anni dopo” di Danny Boyle: mentre scrivo queste righe
nei cinema è già uscito il sequel di questa fortunata saga horror
post-apocalittica, iniziata nel lontano 2002. Questo terzo capitolo è bellissimo,
girato in maniera particolare e con degli infetti sempre più inquietanti.
Grandissimo Ralph Phiennes, in un ruolo molto particolare ma già
indimenticabile.
53)“Alma and the Wolf” di Michael Patrcik Jann: forse
l’horror più sottovalutato dell’anno. Un incubo ad occhi aperti che coinvolge
come una spirale Ren, il protagonista, un poliziotto e padre fallito che ha
strane visioni di un lupo umanoide cattivissimo. Ma non posso dire altro perché
ci sono un paio di colpi di scena ben assestati. Curioso il fatto che l’Alma
del titolo non sia affatto protagonista del film! Su Paramount+.
52)“Dracula – l’amore perduto” di Luc Besson: l’ennesima
rilettura di Dracula, qui realizzata da un maestro del cinema francese. Il film
viaggia tra picchi e cadute, in una versione che si avvicina più a quella di
Coppola che altro. Ottimo Caleb Landry Jones (attore tra i più sottovalutati)
nei panni del Conte. Particolare il montaggio. Altalenante. Su Sky.
51)“Weapons” di Zach Cragger: un horror capace di diventare
un piccolo cult. Però, non mi ha convinto al 100%, dovrei rivederlo. La spunto
iniziale, inquietante e geniale, vede una classe delle elementari – meno che un
bambino – scomparire improvvisamente nel cuore della notte. Ho apprezzato
l’incredibile regia di Cragger, la coralità del film (si dà spazio a tutti i
personaggi: incredibile Josh Brolin, come sempre) ma non ho amato del tutto il
colpo di scena, che lascia poco spazio ai dubbi e ai simbolismi iniziali. BELLISSIMO
il finale, pieno zeppo di cattivissimo umorismo nero!
50)“Warfare” di Alex Garland & Ray Mendoza: dopo il
superbo “Civil War”, il buon Garland torna a parlare di guerra, ma questa volta
in un biopic di un gruppo di marine intrappolati in una casa irachena sotto
attacco. Bravissimi i due a far percepire tutte le sensazioni dei soldati,
dalla noia fino al dolore fisico.
49)“Mr. Morfina,” di Dan Berk & Robert Olsen: forse il
film più divertente dell’anno, questo “Novocaine”, in originale. Una folle
action comedy che vede un normale bancario affetto da CIPA, una malattia che lo
rende totalmente insensibile al dolore fisico, dover salvare la sua nuova
fiamma, presa come ostaggio dopo una rapina sul luogo di lavoro.
Divertentissimo vederlo sfruttare il suo “superpotere” per combattere in
maniera ingegnosa dei veri e propri criminali decisamente più esperti di lui!
Prova eccellente di Jack Quaid. Imperdibile. Su Sky.
48)“The Smashing Machine” di Benny Safdie: i fratelli si sono
già separati e Benny realizza un film biografico su Mark Kerr, leggenda della MMA
ma in lotta pure con la dipendenza da farmaci. Il film vive della stupenda
regia voyeristica del nostro, di due ottime interpretazioni (The Rock ed Emily
Blunt), ma non si allontana dal normalissimo biopic, rendendo il film
meritevole di essere guardato una volta ma poi dimenticato tra le cataste di
film biografici che si limitano a svolgere il compitino.
47)“Train Dreams” di Clint Bentley: la storia di Robert
Grainier, un uomo qualunque, un falegname, la cui vita è raccontata
minuziosamente nel corso di circa ottant’anni come fosse un vero e proprio film
biografico su qualche persona che ha lasciato il segno. Mi ha ricordato un po’
la tesi di “Stoner”, uno dei libri più famosi di sempre, che narra la vita di
un perfetto Signor Nessuno come se in realtà contasse qualcosa. Perfetto dal
punto di vista tecnico, la pellicola si avvale di un ottimo Joel Edgerton. Su
Netflix.
46)“Blue Moon” di Richard Linklater: se il film precedente si
dipanava nel corso di ottant’anni, questo qui lo fa, invece, nel corso di una
singola serata, il 31 gennaio 1943, la sera della prima del leggendario musical
“Oklahoma!”. Il film è un biopic su Lorenz Hart, paroliere di successo nei
musical. Il film si avvale di un cast d’eccezione – abbiamo, infatti, un
eccellente Ethan Hawke, candidato giustamente come miglior attore ai prossimi
Oscar, oltre ad Andrew Scott, Bobby Cannavale e Margaret Qualley. Un film
elegante, che profuma di anni ’40, e che è quasi tutto ambientato in un bar. Amo
i film ambientati tutti in una notte, ed è il motivo per il quale lo si trova
così in alto.
45)“The Chronology Of Water” di Kristen Stewart: la
bravissima attrice esordisce dietro la macchina da presa con un biopic sulla
vita della promessa del nuoto, e poi “solo” scrittrice Lidia Yuknavitch,
interpretata intensamente da Imogen Poots. Dalla passione per il nuoto,
passando per gli abusi subiti fino alla dipendenza dalle droghe. Il classico
drammone a stelle e strisce, ma aiutato da un montaggio interessante.
44)“Concetta” di Aim-ei Polpitak: le belle storie possono
durare anche solo 45 minuti, e questo ne è l’esempio. Un corto thailandese
disponibile gratuitamente su youtube che parla di un triangolo tra una
scrittrice, il suo vicino e una prostituta. Il film è ben girato, poetico e visivamente
meraviglioso.
43)“Tutto quello che resta di te” di Cherien Dabis: un’epopea
lunga quarant’anni incentrata interamente su una famiglia palestinese,
iniziando dal 1948, con la nascita dello stato d’occupazione di Israele che gli
ruba i possedimenti, passando per l’esilio in Cisgiordania e finendo nel 1988,
durante la prima intifada. Emozionante, ben raccontato, realistico. Un film
storico prezioso e commovente come pochi altri. Su MyMoviesOne.
42)“Keeper” di Oz Perkins: ci sta abituando bene il buon
Osgoord, con il terzo film in appena due anni. Qui abbiamo forse il suo horror
più semplice e classico, senza apparenti guizzi, ma trattato sempre
intelligentemente e con un diabolico finale beffardo. Ma ne parlo nel dettaglio
qui:
41)“The Legend Of Ochi” di Isaiah Saxon: un bel fantasy come
non se ne fanno più al giorno d’oggi. E solo per questo ha la mia simpatia. Un
film strambo, ambientato in un villaggio dei Carpazi in guerra con queste
strane creature, gli Ochi, che visivamente ricordano un po’ i Gremlins. Bellissima
la fotografia color pastello e le location naturalistiche. Anche il cast si
comporta benissimo – partendo dalla giovanissima Helena Zengel, passando per
Willem Dafoe e Finn Wolfhard e chiudendo con Emily Watson. Su MyMoviesOne.
40)“A House of Dinamyte” di Kathrine Bigelow: la regia della
nostra o la si ama o la si odia. In questo ansiogeno film pre-apocalittico,
ambientato pochi minuti prima dello scoppio di un ordigno nucleare sul suolo
americano, si narrano tre differenti punti di vista. La nostra avrà portato a
casa il risultato? Lo potete scoprire su Netflix, guardando il film, oppure
leggendo la mia recensione più dettagliata qui:
39)“Sirat” di Oliver Laxe: uno dei film più particolari
dell’anno. Un padre e una figlia sono alla ricerca, nel vasto deserto marocchino,
di un membro della loro famiglia, scomparso durante un rave. Il film inizia
come un road movie lento, mistico, quasi metafisico, per poi trasformarsi piano
piano in un survival movie dopo un colpo di scena assurdo e fuori di testa. Da
vedere assolutamente, ma non per stomaci deboli!
38)“The Ice Tower” di Lucile Hadžihalilović: un film
metacinematografico lento, affascinante, ambiguo … ambientato durante le
riprese de “La Regina d’Inverno”, una attrice e una ragazza vagabonda stringono
un particolare rapporto. Eccellente le due attrici protagoniste, Marion
Cottilard nei panni dell’attrice, e Clara Pacini in quelli della ragazza.
Misterioso.
37)“Lo Sconosciuto del Grande Arco” di Stéphane Demoustier:
film francese biografico incentrato su parte della vita dell’architetto danese,
allora sconosciuto, Johan Otto von Spreckelsen, che progettò l’arco moderno
della Défense, a Parigi, sotto il governo di Mitterand. Un film biografico che
va dritto al punto, senza fronzoli, con un formato azzeccato e una
ricostruzione degli anni ’80 perfetta. Geometricamente perfetto sotto tutti i
punti di vista. Visto in anteprima su MyMoviesOne.
36)“La ragazza del coro” di Urska Djukic: un film di
formazione molto delicato, che tratta temi importanti come la crescita di una
ragazza e la fede, il tutto ambientato in un monastero sloveno dove si svolgono
le estenuanti prove di un coro femminile. Un film perfetto per l’estate, dove
c’è molta luce e le interpretazioni di queste giovani sono ammirevoli. Su
MyMoviesOne.
35)“Un film fatto per Bene” di Franco Maresco: un
documentario particolare, metacinematografico, incentrato sulla (non) riuscita
del regista palermitano del suo film su Carmelo Bene. Maresco si vede e non si
vede, ma tutto il film è incentrato su di lui, e la sua presenza spirituale viene
percepita tantissimo. Su Sky.
34)“La Grazia” di Paolo Sorrentino: gli ultimi mesi di un
Presidente della Repubblica – il solito immenso Toni Servillo – alle prese con
dubbi, incertezze, richieste di grazia e una legge potenzialmente storica, e il
suo passato. Al netto delle ormai puntuali sorrentinate, questo rimane uno dei
lavori più quadrati del regista. Ma ne parlo molto meglio qui:
33)Becoming Human di Polen Ly: questo film è una sorta di
post-‘goodbye dragon inn’, il capolavoro di Tsai Ming-Liang.
Un atto d’amore verso il cinema, in primo luogo, poiché al centro del film vi è
un cinema fatiscente e prossimo alla demolizione.
Un giovane giornalista entra per scattare delle ultime foto e si imbatte nello
spirito guida del posto, un fantasma di cinquant’anni nel corpo di una ragazza
(ovvero ferma con l’aspetto di quando era morta, per colpa di una mina - una
piaga della Cambogia post-guerra fredda). Tra i due nasce un rapporto speciale,
poetico, a tratti malinconico. Amicizia vera, forse amore. Il problema è che la
donna dovrà presto reincarnarsi, perché il luogo da custodire, come detto, non
esisterà più.
Cosa deciderà di fare lo spirito? Abbandonare tutti i ricordi e reincarnarsi in
un nuovo giovane corpo, oppure vivere in un eterno limbo con il ragazzo?
Sta a voi scoprirlo.
Ho amato molto l’idea di burocratizzazione della reincarnazione buddista.
Ottimo il reparto tecnico, bravi a creare la giusta alchimia i due giovani
attori. Il classico esempio che non serve poi molto per fare un grande
film: due attori, in cinema fatiscente, la natura cambogiana.
Bellissima sorpresa. Visto su MyMoviesOne.
32)“The Monkey” di Oz Perkins: il suo primo film in questo
2025 è anche il suo più leggero (da dimenticare le atmosfere di “Longlegs”).
Tratto da un raccontino di Stephen King, questo “La Scimmia” è un giochino
splatter ingegnoso che ricorda la comicità tragica di “Final Destination”. Il
film parla per l’appunto di destino, morte ma anche di famiglia, temi carissimi
al giovane regista. Si ride a denti strettissimi.
31)“La città proibita” di Gabriele Mainetti: un piccolo
miracolo italiano, girato da un nostro talento che qui ricorda i registi di
Hong Kong! Emozionante, frenetico, coreografato in maniera intelligente, questo
film infonde tanta speranza al nostro cinema. Ne parlo meglio qui accanto:
30)“Black Bag” di Steven Soderbergh: un film elegante,
soffuso, sexy, ambientato nel mondo delle spie inglesi, che cercano di vivere
come noi, ma che a conti fatti sono capaci di colpirsi a vicenda senza problemi,
pur di salvare la pelle. Il regista più camaleontico del mondo torna con un
film di rara bellezza ed eleganza, con due fantastici Michael Fassbender e Cate
Blanchet. Su Sky.
29)“Wake Up Dead Man – A Knives Out Mistery” di Rian Johnson:
siamo giunti al terzo capitolo di questa fantastica trilogia di gialli
investigativi che sono in primis un omaggio ad Agatha Christie, uniti al cinema
contemporaneo d’azione. Ritrovare l’investigatore Benoit Blanc (il mitico
Daniel Craig) è diventato un po’ come ritrovare uno zio che ami ma che non vedi
poi spesso. Questa volta, il nostro dovrà risolvere un ingarbugliato puzzle
(ispirato al libro “Le tre bare”) all’interno di una chiesa. Cast d’eccezione
formidabile, dove spiccano Josh O’Connor, Josh Brolin, Glenn Close, Mila Kunis,
Jeremy Renner, Cailee Spaeney, Andrew Scott, Kerry Washington e Jeffrey White. Stavolta
la produzione Netflix si sente, forse, nella perfezione forzata delle immagini
e della fotografia innaturale, fin troppo ad effetto. Forse l’omicida era intuibile
e la durata eccessiva, ma riesce ad intrattenere e divertire alla stragrande
come al solito. Su Netflix.
28)“Superman” di James Gunn: rilettura interessante del
personaggio DC, che sembra quasi uscito da un capitolo intermedio di una saga
già avviata (idea geniale, basta far vedere ogni volta l’origine dei personaggi
che già si conoscono!), con un Superman fragile e che prende parecchie botte
fin dalla scena uno. Effetti visivi clamorosi, non mancano i mostri alieni
tipici del cinema di Gunn, ma la vera forza del progetto è il discorso
(mascherato bene) su Israele e Palestina. Mitico Nicholas Hoult nei panni di Lex
Luthor. Su Disney+.
27)“Avatar: Fuoco e Cenere” di James Cameron: tornare a
Pandora è oramai diventato un po’ come tornare a casa. Il terzo film di questa
saga infinita riprende le tematiche e le ambientazioni del secondo film, ma
migliorando le situazioni di pericolo e le scene action e caratterizzando molto
meglio i nuovi personaggi, introdotti nel capitolo precedente. Sì, il fuoco e
la cenere non sono molto approfonditi, dunque il film diventa veramente
vincente sul finale, con una battaglia marina da antologia.
26)“Laguna” di Sarunas Bartas: il regista lituano, Maestro
dello Slow-Cinema, realizza un film diverso da quelli del suo esordio; un padre
(interpretato dal regista stesso) e la figlia compiono un viaggio metafisico
nella laguna messicana dove la figlia più grande ha perso la vita. Commovente,
spirituale, immersivo. Bartas al suo meglio. Visto su MyMoviesOne.
25)“Il sentiero azzurro” di Gabriel Mascaro: Orso d’argento a
Berlino (Gran premio della giuria) per questo road movie brasiliano dai toni
distopici e dal tocco fantasy e psichedelico, dove gli anziani vengono trasferiti
in una misteriosa colonia. Tereza, interpretata da una ottima ma non troppo simpatica
Denise Weinberg, si ribella e riesce a partire per il Rio delle Amazzoni a
bordo di una barca. Immagini meravigliose e colonna sonora tribale, per un film
conciso e quasi perfetto. Su MyMoviesOne.
24)“Die, My Love” di Lynne Ramsay: la crisi di coppia vista
dagli occhi di lei, una immensa e selvaggia Jennifer Lawrence, che piano piano
sfocia nella pazzia, mentre lui, Robert Pattinson, è spesso assente. Un film
country, pieno di simbolismi e di scene psicologicamente violente. La regia
della nostra vola sempre su vette molto alte. La fotografia verdognola sugella
il tutto. Su Mubi.
23)“La villa portoghese” di Avelina Prat: in pochi sanno che
il cinema spagnolo è in un periodo di massimo splendore, e questo piccolo film
ne è la prova. Un professore scopre che sua moglie è scappata di punto in
bianco; dunque, decide di mollare tutto anche lui e, per uno strano scherzo del
destino, si riscopre giardiniere in una villa portoghese di una signora coetanea.
Passano gli anni, poi la moglie di lui sembra essere tornata. Cosa deciderà di
fare il nostro? Un film preciso, elegante, fatto di silenzi e di dialoghi
interessanti, ma soprattutto ci sono grandi interpretazioni (Manolo Solo, Maria
de Medeiros). Il cinema spagnolo è forse il più florido d’Europa! Visto in
anteprima su MyMoviesOne.
22)“Mirrors n.3” di Christian Petzold: il regista tedesco
torna con un nuovo film che fa della lentezza il suo punto di forza e che, come
al solito, preferisce far parlare le immagini piuttosto che i personaggi. L’attrice
feticcio del regista, Paula Beer, interpreta una ragazza che ha perso il
ragazzo in un incidente stradale e viene soccorsa da una donna che la ospita a
casa sua fino a farla diventare un nuovo membro della famiglia. Ma a quale
scopo e quali conseguenze avrà questo gesto? A voi scoprirlo, in un film che,
come gli altri di questo artista, o lo si ama o lo si odia, per via di tutte
quelle caratteristiche che fanno unico il suo stile.
21)“L’incidente del piano” di Quentin Dupieux: il Salvador
Dalì del cinema torna con un film un po’ più contenuto dei suoi precedenti, ma
ugualmente schizzato. Una incredibile Adèle Exarchopoulos è una influencer di
successo che fa delle prove di resistenza fisica la sua fortuna. Ma come
reagire a un incidente sul set che vede una sua collaboratrice morta
schiacciata sotto il peso di un pianoforte destinato all’influencer? Sul finale
il mitico Mr. Oizo ci va giù pesante con lo splatter e le assurdità, bilanciando
una prima parte molto più introspettiva. Geniale e fuori di testa come sempre.
Su Mubi.
20)“Dreams” di Michael Franco: un film estremamente politico
per il regista messicano. Una eccellente Jessica Chastain è una ricca imprenditrice
che stringe una relazione segreta con un ballerino messicano clandestino.
Questa storia è l’espediente per raccontarci in realtà l’eterno conflitto tra
gli Stati Uniti e l’immigrazione, una tematica sempre più presente in questi
ultimi anni. Ottimo il finale, un piccolo gioco al massacro, che rivela il vero
volto dei due protagonisti.
19)“The Mastermind” di Kelly Reichardt: un anti-noir in
generale, un anti-heast movie nella parte centrale, un anti-road movie sul
finale. La Reichardt si dimostra come la miglior regista donna al mondo, molto
probabilmente, capace di destrutturare ogni genere possibile e immaginabile da
oltre vent’anni a questa parte, iniziando con il noir e passando per il western.
Un Josh O’Connor che lavora per sottrazione è qui un padre di famiglia che
decide di mettere in atto una rapina in un museo cittadino, ma ovviamente le
cose non vanno come previsto. Beffardo il finale.
18)“Father, Mother, Sister Brother” di Jim Jarmusch: premiato
a sorpresa a Venezia con il Leone d’Oro (scelta strana se vediamo gli altri
candidati, ma giusta se pensiamo alla carriera). Un film che rappresenta la
poetica del regista al 100%. Un film diviso in tre episodi, ognuno per ogni
membro della famiglia. Si parte con un mitico Tom Waits nei panni di un padre
furfantello che riceve la visita dei suoi due figli, tra i quali spicca Adam
Driver; il secondo episodio, “Mother”, vede l’annuale riunione di famiglia tra
una madre, una infinita Charlotte Rampling, e le sue due (diverse) figlie, interpretate
da Cate Blanchett e Vicky Kriepes. L’ultimo episodio, il migliore, vede due
fratelli raggiungere, a Parigi, la casa ormai abbandonata dei due genitori
scomparsi in un incidente aereo, e rimuginare nei ricordi. Il file rouge che
accomuna questi tre episodi è soltanto un orologio che compare ciclicamente. Delicato
e poetico come solo il cinema di Jarmusch può essere.
17)“Kontinental ‘25” di Radu Jude: il regista rumeno è uno
dei migliori in circolazione, ma anche un provocatore … e anche questa volta la
“tocca piano”, andando ad omaggiare “Europa 51” di Rossellini, con una storia
che vede una ufficiale giudiziaria rumena alle prese coi sensi di colpa dopo
che un barbone si è suicidato proprio nello scantinato di una casa da demolire.
Ma il tutto filtrato con l’umorismo di Jude, ovvero politicamente scorretto e
visionario allo stesso tempo.
16)“Magellan” di Lav Diaz: lui è un regista filippino maestro
dello slow-cinema, che realizza tantissimi film dalla durata minima, nelle
migliori delle ipotesi, di oltre quattro ore. Questo film, invece, si ferma
solo a due ore e quaranta, ed è già strano; poi, è il suo primo film
storico-biografico, andando a raffigurare la figura di Ferdinando Magellano,
l’esploratore e navigatore portoghese. Si discosta, dunque, dal suo classico
cinema sociale, capace di indagare le contraddizioni della società filippina.
Il famoso attore spagnolo Gael Garcia Bernal è un Magellano autoritario, pronto
ad evangelizzare e punire chi si oppone alla corona portoghese, ma anche
fragile poiché sua moglie, lontana, è prossima al parto. Inquadrature fisse,
ricostruzione storica verosimile, simile a un teletrasporto, molta crudezza. Epico.
15)“Frankenstein” di Guillermo Del Toro: il discusso film di
Del Toro è in realtà un ottimo film, anche se preferisce attuare parecchie
modifiche dall’opera originale di Mary Shelley, come quella di umanizzare il
mostro (scelta tipicamente deltoriana). Secondo me, comunque, rispetta il
messaggio e ne mantiene lo spirito. Perfetto dal punto di vista tecnico e di
scenografie (gotiche), la trasposizione si avvale di un (truccatissimo) Jacob
Elordi per il ruolo della creatura, davvero mostruoso, nel senso positivo del
termine. Su Netflix, purtroppo.
14)“Mickey 17” di Bong Joon-Ho: tutti erano saliti sul carro
quando Bong era il Re del mondo con “Parasite”, ma ora tutti sembrano essere
scesi giù. Di certo non il sottoscritto, che ha amato moltissimo questo film di
fantascienza. Un mitico Robert Pattinson è la cavia di un folle progetto che lo
vede “ristampato” ogni volta che perde la vita in una pericolosa missione
spaziale, nel viaggio che porta una navicella umana a colonizzare uno sperduto e
desolante pianeta alieno. Questo spunto è il pretesto per mettere in ridicolo
il genere umano tutto e, secondo me, è anche una trasposizione verosimile di
ciò che accadrebbe se dovessimo colonizzare un pianeta alieno, se mai lo
trovassimo. Antimperialista e animalista come ci si aspetta da questo mitico
regista; divertentissimo, ma anche profondamente drammatico come solo questo
grandioso cineasta sudcoreano è in grado di fare.
13)“Reflet Dans Un Diamant Mort” di Hélène Cattet & Bruno
Forzati: il ritorno dell’anno! Dopo ben otto anni di estenuante attesa, il duo
moglie-marito belga è tornato con un’altra opera visionaria che farebbe
impallidire anche un Tarantino per le citazioni cinefili presenti al suo
interno. I due sono dei mostri sacri nel tessere delle storie sperimentali e di
genere, utilizzando un montaggio particolarissimo che rende unici questi
lavori, facendoli assomigliare più a opere d’arte che a semplici film. In
questo caso si omaggia Diabolik, i film di spionaggio di 007 e la cultura
italo-francese degli anni ’60 e ’70. Questi due signori sono preziosi come … i
diamanti!
12)“Alpha” di Julia Ducournau: questa giovanissima regista
francese (classe ’83!) era stata capace di stupire il mondo con film acclamati
come “Raw”, sul cannibalismo, e il delirio “Titane”, premiato con la Palma
d’Oro. Torna a Cannes anche con questo film, ma ottiene poco o niente. Peccato,
perché io lo trovo geniale. La storia di una bambina, Alpha, che vive in degli
anni ’80 alternativi, dove la malattia dell’AIDS diventa un’assurda patologia
che trasforma i contagiati in marmo. Clamorosa la scena in discoteca con lo
zio, ancor di più con Nick Cave in sottofondo. Un film doloroso, traumatico,
straziante come solo questa preziosa regista è capace di fare.
11)“Un Semplice Incidente” di Jafar Panahi: la Palma d’Oro di
quest’anno è andata proprio a questo capolavoro, l’ennesimo nella sterminata
filmografia dell’esperto regista iraniano, uno dei più premiati di ogni tempo.
Ma anche uno dei più ostacolati dal regime iraniano, che lo ha addirittura
arrestato per due anni e perennemente ostacolato. E, vedendo i suoi film, si
capisce il perché. In questo caso, un uomo crede di aver trovato il suo vecchio
famigerato torturatore dei tempi del carcere e decide di rapirlo, di punto in
bianco, e nasconderlo nel suo furgoncino; poi, dopo aver trovato altri concittadini
che hanno conosciuto il torturatore, tutti loro si uniscono per avere una
vendetta perfetta, dopo aver stabilito la vera identità del rapito: si tratta
del vero criminale o soltanto di una persona che gli assomiglia? Clamoroso
tutto il film, sia chiaro, ma in particolare gli ultimi minuti che ricordano un
po’ il “Bugonia” di cui vi parlerò tra qualche riga.
10)“The Ugly Stepisister” di Emilie Blichfeldt: geniale
riadattamento della fiaba di “Cenerentola”, ma filtrata unicamente dal punto di
vista della sorellastra “brutta”. Un film che unisce il mondo fiabesco
all’horror, ma filtrato in un’ottima femminista intelligente, perché mostra gli
umani per ciò che sono, che si tratti di maschi o femmine. Alcune scene –
quelle della trasformazione estetica della sorellastra da brutta a bella - sono
tra le più disturbanti dell’anno, ve lo assicuro! Quasi riescono a far impallidire
un Maestro del body horror Cronenberg. Regista norvegese giovanissima (1991!!!)
da tenere d’occhio.
9)“La trama fenicia” di Wes Anderson: <<Wes Anderson fa
film tutti uguali>>, decanta il cinefilo medio. Perché non dire la stessa
cosa di Pasolini, Kubrick, Kaurismaki? Perché ora che Anderson non va più di
moda è giusto criticarlo, smascherando coloro che lo avevano acclamato solo per
salire sul carro dei vincitori! Comunque, tornando a noi, il film è eccellente
e brilla sotto ogni aspetto tecnico e intrattiene e diverte tantissimo, come al
solito.
8) “Marty Supreme” di Josh Sadfie: l’altro Safdie, probabilmente
quello più bravo, dirige un film divertentissimo senza un attimo di respiro,
che è adrenalina pura, con un grandissimo Thimotee Chalamet nei panni di un
giocatore di tennistavolo realmente esistito. Ne ho parlato decisamente meglio qui
sul blog:
7)“La voce di Hind Rajab” di Kawtar Ibn Haniyya: ho avuto la
fortuna di vederlo al cinema, perché sul grande schermo l’angoscia e la
tensione è ancora più profonda. Tante emozioni dolorose suscita questo film,
tratto da una storia vera, avvenuta a Gaza, Palestina, e che ha visto una
bambina intrappolata in una macchina, circondata dall’esercito sionista,
chiedere aiuto alla Mezzaluna Rossa tramite soltanto un cellulare.
Importantissima testimonianza di ciò che è stato, e di ciò che sta avvenendo
tutt’ora. Ne parlo un po’ meglio qui:
6)“L’Agente Segreto” di Kleber Mendonca Filho: il cinema
brasiliano è ai suoi massimi e questo film visionario, grottesco, surrealista,
ambientato durante la Dittatura Militare ne è la prova. Ho provato a
sviscerarlo in ogni suo aspetto in una recensione che potete leggere qui sul
blog:
5)“Eddington” di Ari Aster: uno dei film più politici
dell’anno, diretto da un piccolo mostro del cinema contemporaneo; un film
sull’America di oggi, all’alba di una Guerra Civile, divisa in due nette fazioni,
qui rappresentate dallo sceriffo di Eddington (un monumentale Joaquin Phoenix)
e dal suo sindaco, il tutto ambientato ai tempi del Covid, quando le divergenze
si sono accentuate. Film scomodo e boicottato più o meno da tutti. Eppure,
parleremo di un film visionario, in futuro. Qui per saperne di più:
4)“No Other Choice” di Park Chan-Wook: remake del film
francese “Cacciatore di teste” del 2005. Qui siamo, invece, in Corea del Sud,
dove perdere il lavoro equivale a perdere la dignità, ed è quello che accade al
nostro protagonista, un padre di famiglia, che ha lavorato per tutta la vita
nel settore della carta. Allora, per trovare un nuovo lavoro e sgominare la
concorrenza, mette su un intricato piano per far fuori – fisicamente – gli
altri candidati migliori. Riuscirà, lui uomo inetto, ad essere spietato come un
killer? Girato divinamente e recitato superbamente, questo film è un prezioso
affresco della società capitalista dove o si mangia o si viene mangiati, in un
infernale mondo dove pare non ci sia <<altra scelta>> che vivere
così.
3)“Bugonia” di Yorgos Lanthimos: visionario e folle remake
del film sudcoreano “Save the Green Planet” del 2003. Processo inverso del film
menzionato prima, qui portato in occidente, con il classico umorismo nero,
nerissimo, del regista greco. Due cugini complottisti rapiscono una CEO
(immensa come sempre Emma Stone) convinti che sia un alieno che agisca ai danni
dell’umanità. Avranno preso una cantonata colossale o c’è un fondo di verità?
Un gioco psicologico al massacro, clamoroso, che esplode in una parte finale
molto amara ma geniale. Ne ho parlato meglio qui, per chi volesse:
2)“Una Battaglia Dopo L’altra” di Paul Thomas Anderson: se
PTA decide di tornare dopo quattro anni, vuoi o non vuoi, non può che finire
sul podio e, se non fosse per la follia del prossimo film, sarebbe anche primo.
Una storia memorabile, cruda e spietata sull’America di oggi. Regia e colonna
sonora a livelli impensabili, ma pure il comparto attori (Leo DiCaprio, Sean
Penn, Chase Infiniti, Benicio Del Toro) è in stato di grazia. Un altro miracolo
di PTA, ma ne ho parlato in maniera esaustiva qui:
1)“Dracula” di Radu Jude: e al primo posto ci va il film che
forse attendevo di più, dalla mente di quel genio rumeno di Jude, al secondo
film in un anno, e anche perché è il primo film rumeno a parlare esplicitamente
della figura ormai <<pop>> del Conte Dracula. Questo Dracula qui,
però, fa parte di una serie di 14 diversi episodi dove, per di più, si usa una
intelligenza artificiale che definire trash è dir poco, per ironizzare sulla
società del regista, come al suo solito. Geniale, esilarante, ipnotico. Ne
parlo ancora meglio qui:
CONSIDERAZIONI:
Questa classifica è da prendere come un gioco, il pretesto
per consigliare diversi titoli. È una classifica incompleta, sbagliata,
soggettiva. Il 2025 è stato un anno notevole dal punto di vista della qualità
generale e delle proposte, con diversi ritorni clamorosi di registi e attori
inattivi da tempo. Le prime venti posizioni sono tutte occupate da grandissimi
film, intercambiali tra di loro. A metà classifica, comunque, ho messo due film
apprezzatissimi come “Sinners” e “Weapons”, il che suggerisce comunque l’alta
qualità generale. Purtroppo, a causa delle tardive uscite italiane, sono
assenti numerosi titoli interessanti. Per esempio, “Resurrection” di Bi Gan sono
sicuro sarebbe entrato addirittura in top 10. Ancora, non ho potuto vedere film
attesi e acclamati come: “Sentimental Value” e “Hamnet”. Poi, ho aspettato fino
a febbraio, il più possibile, per pubblicare questa classifica per inserire più
film possibile usciti a livello internazionale nel 2025 e non, come hanno fatto
moltissimi, quasi tutti, inserendo film che sono usciti per lo più nel 2024, ma
che abbiamo visto in Italia sono l’anno dopo.
Su letterboxd, però, continuerò ad aggiornarla il più
possibile, nella sezione “liste”, ogni volta che vedrò un film del 2025.
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