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mercoledì 25 febbraio 2026

CLASSIFICA DEI FILM USCITI NEL 2025 DAL PEGGIORE ... AL MIGLIORE!

102)“Succede in una notte” di Emiliano Canova: talmente brutto che per me e i miei amici è diventato uno S-Cult! Un film indipendente talmente pretenzioso da trattare un delicato argomento come il cambiamento climatico, filtrato dal punto di vista di una insopportabile influencer da quattro soldi, banalizzando il tutto con un finale ai limiti dell’assurdo.

101)“Un film Minecraft” di Jared Hess: vince il premio come il film più stupido dell’anno, nel senso negativo del termine. Stupido all’inverosimile. Spiace vedere Jack Black invischiato in una robaccia del genere. Su Sky.

100)“Io sono la fine del mondo” di Gennaro Nunziante: il fenomeno Angelo Duro, infarcito della sua discutibile comicità tiktokiana. Regia assente, tempi comici azzerati, montaggio delirante e zero evoluzione nei personaggi. Non so se è la fine del mondo, di certo è la fine del cinema. Su Sky.

99)“Una pallottola spuntata” di Akiva Schaffer: semplicemente un insulto, “l’insulto finale”, utilizzando un gioco di parole, nei confronti della trilogia originale, capostipite della comicità grottesca. Se lo troviamo sopra i precedenti è solo per la durata esigua di questo tormento visivo. Su Sky.

98)“(Im)Perfetta” di Nicolò Bressan Degli Antoni: un corto targato Rai sugli influencer e sul tema dell’obesità, ma trattato male e in maniera trash. Un “The Substance”, ma italiano e trash all’inverosimile. Da vedere per farsi quattro risate. Su Raiplay.

97)“Gioco Pericoloso” di Lucio Pellegrini: veramente brutto, doveva essere un thriller? Risulta una scopiazzatura di “Animali Notturni” ma trash. Con Elodie (pessima attrice improvvisata). Su Sky.

96)“Holland” di Mimi Cave: ci si aspettava di più dalla regista di “Fresh”; ecco, invece, un thrillerino che ricalca l’onda de “La donna perfetta”, sempre con Nicole Kidman, ai tempi ancora non così plastificata. Da dimenticare.

95)“Noi non siamo napoletani” di Gianluca Vitiello: alcuni abitanti stranieri di Napoli si raccontano in delle lunghe interviste, dal loro arrivo fino all’integrazione nella città partenopea. Anonimo. Visto su MyMoviesOne.

94)“La donna della cabina numero 10” di Simon Stone: altro thriller insipido, con una discreta Keira Knightley coinvolta nel classico complotto mascherato per incidente. Ambientazione dello yatch di lusso sprecata. Su Netflix.

93)“Le prime volte” di Perla Sardella & Giulia Cosentino: corto visto su MyMoviesOne che parla dell’amicizia di due donne e del loro amore impossibile, poiché il tutto è ambientato parecchi anni fa. Da una storia vera, con immagini di repertorio e voci fuori campo.

92)“Ti Respiro” di Lorenzo Giovenga: altro corto targato Rai. Una storia inquietante (almeno per il grande pubblico), anche se dallo spunto trash, che sfocia in un finale surreale. Discreto l’effetto visivo della mantide gigante. Su Raiplay.

91)“Elisa” di Leonardo Di Costanzo: presentato in concorso perfino a Venezia, questo è il film più soporifero del 2025. Una donna, Elisa, si trova in un carcere di lusso svizzero, circondato da un bellissimo bosco, dopo aver ucciso prima la sorella e poi la madre. La ragazza viene psicanalizzata da uno studioso. Una discreta Barbara Ronchi non può reggere da sola il peso di un intero film che sembra non finire mai. Si riprende un attimo con la scena della madre, ti illude, ma poi ripiomba nella noia. Alla fine, scontata metà della pena, avrà anche il coraggio di chiedere la libertà vigilata, quando io in un posto del genere ci andrei a vivere! Su Sky.

90)“Last Tropics” di Thanasis Trouboukis: cortometraggio ambientato in una Grecia distopica e dalle acque inquinate. Inquadrature d’effetto, ma storia troppo esile. Poteva essere qualcosa in più. Visto su MyMoviesOne.

89)“+10K” di Gala Hernández López: un documentario su un ragazzo spagnolo, Pol, che intende diventare un guru delle criptovalute. Interessante il parallelismo con la regista, dal tema incentrato sull’ambizione. Corto visto su MyMoviesOne.

88)“Housewife” di Greta Guthrie & Jake Lazarow: un corto horror veramente breve che parla di famiglia e con un mostro veramente inquietante. Preghiamo tutti quanti insieme affinché possa diventare un lungometraggio, un giorno. Su Youtube.

87)“Fragments for Venus” di Alice Diop: corto documentario sulla cultura black statunitense diviso in due nette parti. Spicca la prima ambientata in un museo. Su Youtube.

86)“Flares” di Jachym Bouzek: brevissimo corto d’animazione, visivamente impressionante, incentrato sul tema della reincarnazione visto su MyMoviesOne.

85)“6:06” di Tekla Taidelli: questa giovane regista italiana dirige un road movie che sfocia nel fantasy e nei paradossi temporali, ma incentrato sul senso di colpa. Bella la storia d’amicizia e d’amore dei due protagonisti. Tanto potenziale, ma non sfruttato appieno. Visto su MyMoviesOne in anteprima mentre passava a Venezia.

84)“Downton Abbey - Il Gran Finale” di Simon Curtis: finalmente giunge al termine anche questa trilogia derivata dalla celebre serie tv. Il film più debole dei tre, capace di annoiare fin dal primo minuto. Costumi e recitazioni d’alto livello. Su Sky.

83)“Jay Kelly” di Noah Baumbach: dall’erede spirituale di Woody Allen ci si aspetta sempre di più, mica un filmetto metacinematografico targato Netflix sulla solita star piena di sé (George Clooney interpreta praticamente sé stesso) alle prese con i problemi familiari. La parte in Italia, poi, è il Festival dello Stereotipo. Forse LA delusione dell’anno. Molto bravo, invece, Adam Sandler. Su Netflix.

82)“Paternal Leave” di Alissa Jung: il solito film sul padre (un bravo Luca Marinelli) alle prese con una figlia che non aveva mai visto prima e che irrompe nella sua vita come un’onda anomala (lui insegna surf, tra l’altro). Che dire, siamo alle solite ... Su Sky.

81)“Gioia Mia” di Margherita Spampinato: un altro film di formazione ambientato in Sicilia e incentrato sul rapporto tra un bambino (del Nord) e sua nonna (siciliana, per l’appunto). Belli i contrasti e gli screzi tra i due, vista la diversità, ma poi il film diventa scontato. Comunque, gradevole. Visto in anteprima su MyMoviesOne.

80)“The Caretaker” di Luke Tedder: un horror indipendente inglese che spaventa poco perché parla dei soliti fantasmi che infestano una immensa tenuta, però è molto cattivo e sfocia molto bene nell’horror psicologico per il rapporto disturbante tra il protagonista muto (rivelazione dell’anno Ben Probert) e sua madre morta, in delle scene degne di Lynch. Visto su MyMoviesOne.

79)“Secret of a Mountain Serpent” di Nidhi Saxena: dall’India arriva un film metafisico capace di affascinare sicuramente per le immagini suggestive. Visto su MyMoviesOne.

78)“The Lost Dream Team” di Jure Pavlovic: un documentario sulla squadra di pallacanestro Jugoslava nel 1992, impegnata nel campionato europeo di Roma mentre, al medesimo tempo, in patria i rapporti tra i vari paesi andavano deteriorandosi, con Slovenia e Croazia autoproclamatosi indipendenti, andando ad aprire le porte alla sanguinosa guerra civile che tutti noi conosciamo. La cosa assurda fu il clima in cui il team giocò, e poi vinse, quegli europei poiché uno dei giocatori, sloveno, fu bloccato dal suo paese a torneo in corso. E soltanto in pochi, durante l’inno finale, cantarono a squarciagola. Su Sky.

77)“Film di Stato” di Roland Sejko: un documentario con sole immagini di repertorio (molto rare) sull’Albania di Enver Hoxha. Del tutto assenti commenti esterni o interviste, non so se è un bene o un male. Per appassionati. Visto su MyMoviesOne.

76)“Le assaggiatrici” di Silvio Soldini: uno dei registi storici italiani (“Pane e Tulipani”) dirige in Germania un film biografico con ambientazione di guerra, incentrato sulle assaggiatrici di Hitler, che rischiavano la vita assaggiando i piatti potenzialmente avvelenati destinati al Fuhrer durante il suo periodo passato nella Tana del Lupo. Presto, però, il soggetto così interessante smette di entusiasmare e addirittura si arriva ad un finale melodrammatico davvero non necessario. Peccato, rimane più un’occasione sprecata. Su Sky.

75)“The Parenting” di Craig Johnson: una commedia horror abbastanza divertente per passarci una serata, basata sulle possessioni demoniache. Un buon Brian Cox, posseduto, diventa esilarante. Poco altro da segnalare. Su Sky.

74)“Heart Eyes” di Josh Ruben: una horror-comedy slasher unita al genere sentimentale. Un misterioso e feroce killer uccide ogni anno esclusivamente nel giorno di San Valentino, e questa volta è a caccia della nostra protagonista, ovviamente … gradevole, non c’è che dire, peccato che l’idea non sia per niente originale dato che già nel 1981 era stato fatto un film molto simile a questo, “My Bloody Valetine”. Su Sky.

73)“A Big Bold Beautiful Journey” di Kogonada: la sensibilità del regista nativo di Seul al servizio di una storiella d’amore tra due bravi Colin Farrel e Margot Robbie, mai così belli. Un road movie fantasy ahimé privo di colpi scena. Intrattiene, ma a conti fatti resta anonimo, soprattutto se pensiamo ai precedenti del cineasta. Su Sky.

72)“Il Club dei Delitti del Giovedì” di Chris Columbus: una commedia-giallo d’intrattenimento che non è riuscita del tutto (mmh, forse per colpa di Netflix?), che cavalca l’onda di “Only Murders In The Builing”, ma che sul finale riesce un pochino ad emozionare. I fan del libro (che ho scoperto essere un vero e proprio Cult) non sono rimasti soddisfatti. Cast d’eccezione e solita abile mano del buon Columbus. Su Netflix.  

71)“Colpi d’amore” di Jonathan Eusebio: film odiatissimo … peccato, secondo me, perché è vero che si tratta di un filmetto d’intrattenimento, ma è una commedia d’azione, comunque, violenta al punto giusto e ben coreografata. Un buon Ke Huy Quan, esperto d’arti marziali anche nella vita reale, è qui alle prese con una doppia vita e con diversi conti in sospeso dal suo passato. Esilarante il personaggio del killer “Il Corvo”, un duro dall’animo da poeta. Fin troppo breve la durata del film, che a stento arriva ad ottanta minuti! Su Sky.

70)“Drop – Accetta o Rifiuta” di Cristopher Landon: non capisco l’astio per questo regista horror d’intrattenimento, che a me diverte sempre e che trovo dalla mano comunque capace e abile nelle trovate visive. Anche in questo caso abbiamo una storiella thriller che intrattiene (una donna, durante un appuntamento, rimane incastrata in un ricatto mortale tramite smartphone), ma che sul finale diventa esagerato (una americanata, insomma). Non uno dei migliori lavori del regista, è vero, ma fa il suo anche in questo caso. Sufficiente. Su Sky.

69)“Eleanor The Great” di Scarlett Johansson: la famosissima attrice decide a sorpresa di debuttare dietro la macchina da presa e lo fa con un film drammatico incentrato sull’amicizia tra donna anziana (la novantaquattrenne June Squibb, che da sola regge il film) e una ragazza più giovane. Nulla di nuovo, Sean Baker lo aveva fatto cento volte meglio in “Starlet” anni fa; la regia della nostra è priva di guizzi, si limita al compitino; poi, ambientandolo nella comunità ebraica, esce pure nel periodo storico più sbagliato possibile e non me lo fa di certo amare.

68)“Fuori” di Mario Martone: ultimamente è tornata di moda la figura della scrittrice femminista e partigiana Goliarda Sapienza. Il film si avvale dell’ottima regia del Maestro Martone e di una buona fotografia, oltre che di memorabili interpretazioni – Valeria Golino e Matilda De Angelis in primis, poi una quasi credibile Elodie. Purtroppo, però, il film resta troppo vago e lo sviluppo della storia semplicemente abbozzato. Alla fine, resta solo la curiosità di sapere chi fosse davvero questa grande donna, perché dal film si evince poco o nulla. Peccato, una grandissima occasione sprecata. Su Sky.

67)“Hot Milk” di Rebecca Lankiewicz: interpretazioni di livello (su tutte quella di Fiona Shaw, intrappolata sulla sedia a rotelle) per un film drammatico incentrato sulla relazione madre-figlia e ambientato in estate, ad Almeria. Storia d’amore lesbo Mackey-Kriepes così così. Bello il finale. 

66)“Anemone” di Ronan Day-Lewis: ah, eccoci ad una delle pellicole più attese del 2025, che ha visto il ritorno davanti la macchina da presa del migliore attore del nostro tempo, Daniel Day-Lewis, per di più diretto dal figlio (chi altri poteva convincerlo a tornare sul palcoscenico?). Ronan, però, con un passato da regista di videoclip, non sa ancora come creare una storia compiuta al 100% e la durata eccessiva non aiuta. Alcune scene sono d’altro canto azzeccate, come quelle oniriche, per l’appunto simili a dei videoclip.  

65)“Wolf Man” di Leigh Wannell: un film horror cattivo, che va spedito per la sua strada senza perder tempo in dilungamenti e tenerezze varie. La trasformazione del lupo mannaro l’ho apprezzata. Non ha grandissimi colpi di scena, ma mi sento di promuoverlo alla grande, a differenza di molti altri. Su Sky.

64)“Honey Don’t!” di Ethan Coen: il secondo progetto solista di Ethan è leggermente migliore del precedente. Però, tutto sommato, ancora non ci siamo. Questa trilogia che omaggia il noir, i B-Movie ma con uno sguardo al futuro (la tematica LGBT) è al momento raffazzonata e per lo più abbozzata. Joel, Ethan, mancate!

63)“Steve” di Tim Mielants: qualche settimana fa vi avevo parlato del libro, “Shy”, molto interessante, finito nella classifica migliori letti nel ‘25. L’adattamento vede al centro la figura del nevrotico preside, un ottimo Cillian Murphy, alle prese con i problemi della sua scuola per ragazzi problematici. Un buon film drammatico, che ha all’interno anche un notevole piano-sequenza. Su Netflix.

62)“Sinners – I Peccatori” di Ryan Coogler: ed eccolo subito, ahimé, il film più chiacchierato degli ultimi mesi, che ha fatto incetta di candidature per i prossimi Premi Oscar, collezionandole ben sedici (dico, sedici!!!), realizzando uno storico record. Osannato è, però, il film horror non spaventoso del regista di “Black Panther”, dunque un tale non proprio avvezzo ad un cinema raffinato, diciamo così. E lo si nota anche in questo caso, poiché non è in grado di creare una sola inquadratura memorabile. Il montaggio sgangherato, con pessimi flashback ricorrenti, rovina il tutto. Una fotografia patinata dà un pessimo sapore al film; film, tra l’altro, che ricorda fin troppo “Dal tramonto all’alba”, ma con una prima ora noiosissima, a differenza di quel Cult. Il finale è egualmente tremendo, che pare uscito, appunto, da un film di supereroi (non manca la scena post credit, per farvi capire!). A salvarsi è soltanto la colonna sonora e la musica intesa come identità di un popolo. Ma a confronto il tanto bistrattato “Green Book” sembra, non so, Quarto Potere! Su Sky.

61)“The Alto Knights” di Barry Levinson: un gangster movie vecchio stampo, classico, diretto da uno dei Maestri del cinema di genere statunitense. Un bravissimo Robert De Niro impegnato in un doppio ruolo, interpreta i due gangster rivali Vito Genovese e Frank Costello, in una semi-epopea ambientata soprattutto negli anni’50. Su Sky.

60)“Companion” di Drew Hancock: purtroppo fin dalla locandina si capisce già dove voglia andare a parare questo discreto ma divertente distopico à la “Black Mirror” sull’Intelligenza Artificiale in salsa femminista. I presupposti per il disastro c’erano tutti, ma la troupe e il cast sono stati bravi ad alleggerire il tutto e a creare del buon intrattenimento. Su Sky.

59)“Death of a Unicorn” di Alex Scharfman: un horror-fantasy che la butta anche sulla commedia, ma con tocchi splatter davvero notevoli per una pellicola del genere. Comunque, resta buona e non scontata, sempre per un prodotto del genere, la critica all’alta borghesia statunitense.

58)“Caught Stealing – Una Scomoda Circostanza” di Darren Aronofsky: il film più atipico e leggero della già ottima carriera del regista di origini ebree-polacche. Una action comedy che deve tutto, o quasi, ai film dei fratelli Coen. Resterà per sempre un progetto divertente, particolare, nella filmografia di questo abilissimo cineasta.

57)“Vicious – I tre doni del male” di Bryan Bertino: un horror che a molti ha lasciato indifferenti, mentre io l’ho trovato interessante (una ragazza riceve in dono una scatola maledetta che le chiede di inserire tre cose particolari della sua vita …), ben diretta e recitata e con un finale inquietante. Su Paramount+. Ma ne parlo meglio qui:

56)“Good Boy” di Ben Leonberg: uno dei film più interessanti dell’anno, almeno dal punto di vista del soggetto e anche visivamente parlando, poiché si tratta di un horror sperimentale tutto filtrato dal punto di vista … di un cane! Dunque, le inquadrature sono soltanto POV del cane del protagonista. E questo lo fa diventare un film sensoriale, fatto di suoni, ombre e percezioni canine. Veramente, veramente interessante.

55)“Trascending Dimensions” di Toshiaki Toyoda: un film strambissimo, grottesco e spirituale al medesimo tempo, che trascende spazio e tempo per creare una fantascienza infarcita di umorismo nero e schegge jazz. Il film più folle dell’anno, visto su MyMoviesOne.

54)“28 anni dopo” di Danny Boyle: mentre scrivo queste righe nei cinema è già uscito il sequel di questa fortunata saga horror post-apocalittica, iniziata nel lontano 2002. Questo terzo capitolo è bellissimo, girato in maniera particolare e con degli infetti sempre più inquietanti. Grandissimo Ralph Phiennes, in un ruolo molto particolare ma già indimenticabile.

53)“Alma and the Wolf” di Michael Patrcik Jann: forse l’horror più sottovalutato dell’anno. Un incubo ad occhi aperti che coinvolge come una spirale Ren, il protagonista, un poliziotto e padre fallito che ha strane visioni di un lupo umanoide cattivissimo. Ma non posso dire altro perché ci sono un paio di colpi di scena ben assestati. Curioso il fatto che l’Alma del titolo non sia affatto protagonista del film! Su Paramount+.

52)“Dracula – l’amore perduto” di Luc Besson: l’ennesima rilettura di Dracula, qui realizzata da un maestro del cinema francese. Il film viaggia tra picchi e cadute, in una versione che si avvicina più a quella di Coppola che altro. Ottimo Caleb Landry Jones (attore tra i più sottovalutati) nei panni del Conte. Particolare il montaggio. Altalenante. Su Sky.

51)“Weapons” di Zach Cragger: un horror capace di diventare un piccolo cult. Però, non mi ha convinto al 100%, dovrei rivederlo. La spunto iniziale, inquietante e geniale, vede una classe delle elementari – meno che un bambino – scomparire improvvisamente nel cuore della notte. Ho apprezzato l’incredibile regia di Cragger, la coralità del film (si dà spazio a tutti i personaggi: incredibile Josh Brolin, come sempre) ma non ho amato del tutto il colpo di scena, che lascia poco spazio ai dubbi e ai simbolismi iniziali. BELLISSIMO il finale, pieno zeppo di cattivissimo umorismo nero!

50)“Warfare” di Alex Garland & Ray Mendoza: dopo il superbo “Civil War”, il buon Garland torna a parlare di guerra, ma questa volta in un biopic di un gruppo di marine intrappolati in una casa irachena sotto attacco. Bravissimi i due a far percepire tutte le sensazioni dei soldati, dalla noia fino al dolore fisico.

49)“Mr. Morfina,” di Dan Berk & Robert Olsen: forse il film più divertente dell’anno, questo “Novocaine”, in originale. Una folle action comedy che vede un normale bancario affetto da CIPA, una malattia che lo rende totalmente insensibile al dolore fisico, dover salvare la sua nuova fiamma, presa come ostaggio dopo una rapina sul luogo di lavoro. Divertentissimo vederlo sfruttare il suo “superpotere” per combattere in maniera ingegnosa dei veri e propri criminali decisamente più esperti di lui! Prova eccellente di Jack Quaid. Imperdibile. Su Sky.

48)“The Smashing Machine” di Benny Safdie: i fratelli si sono già separati e Benny realizza un film biografico su Mark Kerr, leggenda della MMA ma in lotta pure con la dipendenza da farmaci. Il film vive della stupenda regia voyeristica del nostro, di due ottime interpretazioni (The Rock ed Emily Blunt), ma non si allontana dal normalissimo biopic, rendendo il film meritevole di essere guardato una volta ma poi dimenticato tra le cataste di film biografici che si limitano a svolgere il compitino.

47)“Train Dreams” di Clint Bentley: la storia di Robert Grainier, un uomo qualunque, un falegname, la cui vita è raccontata minuziosamente nel corso di circa ottant’anni come fosse un vero e proprio film biografico su qualche persona che ha lasciato il segno. Mi ha ricordato un po’ la tesi di “Stoner”, uno dei libri più famosi di sempre, che narra la vita di un perfetto Signor Nessuno come se in realtà contasse qualcosa. Perfetto dal punto di vista tecnico, la pellicola si avvale di un ottimo Joel Edgerton. Su Netflix.

46)“Blue Moon” di Richard Linklater: se il film precedente si dipanava nel corso di ottant’anni, questo qui lo fa, invece, nel corso di una singola serata, il 31 gennaio 1943, la sera della prima del leggendario musical “Oklahoma!”. Il film è un biopic su Lorenz Hart, paroliere di successo nei musical. Il film si avvale di un cast d’eccezione – abbiamo, infatti, un eccellente Ethan Hawke, candidato giustamente come miglior attore ai prossimi Oscar, oltre ad Andrew Scott, Bobby Cannavale e Margaret Qualley. Un film elegante, che profuma di anni ’40, e che è quasi tutto ambientato in un bar. Amo i film ambientati tutti in una notte, ed è il motivo per il quale lo si trova così in alto.

45)“The Chronology Of Water” di Kristen Stewart: la bravissima attrice esordisce dietro la macchina da presa con un biopic sulla vita della promessa del nuoto, e poi “solo” scrittrice Lidia Yuknavitch, interpretata intensamente da Imogen Poots. Dalla passione per il nuoto, passando per gli abusi subiti fino alla dipendenza dalle droghe. Il classico drammone a stelle e strisce, ma aiutato da un montaggio interessante.  

44)“Concetta” di Aim-ei Polpitak: le belle storie possono durare anche solo 45 minuti, e questo ne è l’esempio. Un corto thailandese disponibile gratuitamente su youtube che parla di un triangolo tra una scrittrice, il suo vicino e una prostituta. Il film è ben girato, poetico e visivamente meraviglioso.

43)“Tutto quello che resta di te” di Cherien Dabis: un’epopea lunga quarant’anni incentrata interamente su una famiglia palestinese, iniziando dal 1948, con la nascita dello stato d’occupazione di Israele che gli ruba i possedimenti, passando per l’esilio in Cisgiordania e finendo nel 1988, durante la prima intifada. Emozionante, ben raccontato, realistico. Un film storico prezioso e commovente come pochi altri. Su MyMoviesOne.

42)“Keeper” di Oz Perkins: ci sta abituando bene il buon Osgoord, con il terzo film in appena due anni. Qui abbiamo forse il suo horror più semplice e classico, senza apparenti guizzi, ma trattato sempre intelligentemente e con un diabolico finale beffardo. Ma ne parlo nel dettaglio qui: ‎‘Keeper’ review by riccardogalasso • Letterboxd

41)“The Legend Of Ochi” di Isaiah Saxon: un bel fantasy come non se ne fanno più al giorno d’oggi. E solo per questo ha la mia simpatia. Un film strambo, ambientato in un villaggio dei Carpazi in guerra con queste strane creature, gli Ochi, che visivamente ricordano un po’ i Gremlins. Bellissima la fotografia color pastello e le location naturalistiche. Anche il cast si comporta benissimo – partendo dalla giovanissima Helena Zengel, passando per Willem Dafoe e Finn Wolfhard e chiudendo con Emily Watson. Su MyMoviesOne.

40)“A House of Dinamyte” di Kathrine Bigelow: la regia della nostra o la si ama o la si odia. In questo ansiogeno film pre-apocalittico, ambientato pochi minuti prima dello scoppio di un ordigno nucleare sul suolo americano, si narrano tre differenti punti di vista. La nostra avrà portato a casa il risultato? Lo potete scoprire su Netflix, guardando il film, oppure leggendo la mia recensione più dettagliata qui:

39)“Sirat” di Oliver Laxe: uno dei film più particolari dell’anno. Un padre e una figlia sono alla ricerca, nel vasto deserto marocchino, di un membro della loro famiglia, scomparso durante un rave. Il film inizia come un road movie lento, mistico, quasi metafisico, per poi trasformarsi piano piano in un survival movie dopo un colpo di scena assurdo e fuori di testa. Da vedere assolutamente, ma non per stomaci deboli!

38)“The Ice Tower” di Lucile Hadžihalilović: un film metacinematografico lento, affascinante, ambiguo … ambientato durante le riprese de “La Regina d’Inverno”, una attrice e una ragazza vagabonda stringono un particolare rapporto. Eccellente le due attrici protagoniste, Marion Cottilard nei panni dell’attrice, e Clara Pacini in quelli della ragazza. Misterioso.

37)“Lo Sconosciuto del Grande Arco” di Stéphane Demoustier: film francese biografico incentrato su parte della vita dell’architetto danese, allora sconosciuto, Johan Otto von Spreckelsen, che progettò l’arco moderno della Défense, a Parigi, sotto il governo di Mitterand. Un film biografico che va dritto al punto, senza fronzoli, con un formato azzeccato e una ricostruzione degli anni ’80 perfetta. Geometricamente perfetto sotto tutti i punti di vista. Visto in anteprima su MyMoviesOne.

36)“La ragazza del coro” di Urska Djukic: un film di formazione molto delicato, che tratta temi importanti come la crescita di una ragazza e la fede, il tutto ambientato in un monastero sloveno dove si svolgono le estenuanti prove di un coro femminile. Un film perfetto per l’estate, dove c’è molta luce e le interpretazioni di queste giovani sono ammirevoli. Su MyMoviesOne.

35)“Un film fatto per Bene” di Franco Maresco: un documentario particolare, metacinematografico, incentrato sulla (non) riuscita del regista palermitano del suo film su Carmelo Bene. Maresco si vede e non si vede, ma tutto il film è incentrato su di lui, e la sua presenza spirituale viene percepita tantissimo. Su Sky.

34)“La Grazia” di Paolo Sorrentino: gli ultimi mesi di un Presidente della Repubblica – il solito immenso Toni Servillo – alle prese con dubbi, incertezze, richieste di grazia e una legge potenzialmente storica, e il suo passato. Al netto delle ormai puntuali sorrentinate, questo rimane uno dei lavori più quadrati del regista. Ma ne parlo molto meglio qui: ‎‘La Grazia’ review by riccardogalasso • Letterboxd

33)Becoming Human di Polen Ly: questo film è una sorta di post-‘goodbye dragon inn’, il capolavoro di Tsai Ming-Liang. 
Un atto d’amore verso il cinema, in primo luogo, poiché al centro del film vi è un cinema fatiscente e prossimo alla demolizione.
Un giovane giornalista entra per scattare delle ultime foto e si imbatte nello spirito guida del posto, un fantasma di cinquant’anni nel corpo di una ragazza (ovvero ferma con l’aspetto di quando era morta, per colpa di una mina - una piaga della Cambogia post-guerra fredda). Tra i due nasce un rapporto speciale, poetico, a tratti malinconico. Amicizia vera, forse amore. Il problema è che la donna dovrà presto reincarnarsi, perché il luogo da custodire, come detto, non esisterà più. 
Cosa deciderà di fare lo spirito? Abbandonare tutti i ricordi e reincarnarsi in un nuovo giovane corpo, oppure vivere in un eterno limbo con il ragazzo?
Sta a voi scoprirlo.
Ho amato molto l’idea di burocratizzazione della reincarnazione buddista. 
Ottimo il reparto tecnico, bravi a creare la giusta alchimia i due giovani attori. Il classico esempio che non serve poi molto per fare un grande film: due attori, in cinema fatiscente, la natura cambogiana. 
Bellissima sorpresa. Visto su MyMoviesOne.

32)“The Monkey” di Oz Perkins: il suo primo film in questo 2025 è anche il suo più leggero (da dimenticare le atmosfere di “Longlegs”). Tratto da un raccontino di Stephen King, questo “La Scimmia” è un giochino splatter ingegnoso che ricorda la comicità tragica di “Final Destination”. Il film parla per l’appunto di destino, morte ma anche di famiglia, temi carissimi al giovane regista. Si ride a denti strettissimi.

31)“La città proibita” di Gabriele Mainetti: un piccolo miracolo italiano, girato da un nostro talento che qui ricorda i registi di Hong Kong! Emozionante, frenetico, coreografato in maniera intelligente, questo film infonde tanta speranza al nostro cinema. Ne parlo meglio qui accanto:

30)“Black Bag” di Steven Soderbergh: un film elegante, soffuso, sexy, ambientato nel mondo delle spie inglesi, che cercano di vivere come noi, ma che a conti fatti sono capaci di colpirsi a vicenda senza problemi, pur di salvare la pelle. Il regista più camaleontico del mondo torna con un film di rara bellezza ed eleganza, con due fantastici Michael Fassbender e Cate Blanchet. Su Sky.

29)“Wake Up Dead Man – A Knives Out Mistery” di Rian Johnson: siamo giunti al terzo capitolo di questa fantastica trilogia di gialli investigativi che sono in primis un omaggio ad Agatha Christie, uniti al cinema contemporaneo d’azione. Ritrovare l’investigatore Benoit Blanc (il mitico Daniel Craig) è diventato un po’ come ritrovare uno zio che ami ma che non vedi poi spesso. Questa volta, il nostro dovrà risolvere un ingarbugliato puzzle (ispirato al libro “Le tre bare”) all’interno di una chiesa. Cast d’eccezione formidabile, dove spiccano Josh O’Connor, Josh Brolin, Glenn Close, Mila Kunis, Jeremy Renner, Cailee Spaeney, Andrew Scott, Kerry Washington e Jeffrey White. Stavolta la produzione Netflix si sente, forse, nella perfezione forzata delle immagini e della fotografia innaturale, fin troppo ad effetto. Forse l’omicida era intuibile e la durata eccessiva, ma riesce ad intrattenere e divertire alla stragrande come al solito. Su Netflix.

28)“Superman” di James Gunn: rilettura interessante del personaggio DC, che sembra quasi uscito da un capitolo intermedio di una saga già avviata (idea geniale, basta far vedere ogni volta l’origine dei personaggi che già si conoscono!), con un Superman fragile e che prende parecchie botte fin dalla scena uno. Effetti visivi clamorosi, non mancano i mostri alieni tipici del cinema di Gunn, ma la vera forza del progetto è il discorso (mascherato bene) su Israele e Palestina. Mitico Nicholas Hoult nei panni di Lex Luthor. Su Disney+.

27)“Avatar: Fuoco e Cenere” di James Cameron: tornare a Pandora è oramai diventato un po’ come tornare a casa. Il terzo film di questa saga infinita riprende le tematiche e le ambientazioni del secondo film, ma migliorando le situazioni di pericolo e le scene action e caratterizzando molto meglio i nuovi personaggi, introdotti nel capitolo precedente. Sì, il fuoco e la cenere non sono molto approfonditi, dunque il film diventa veramente vincente sul finale, con una battaglia marina da antologia.

26)“Laguna” di Sarunas Bartas: il regista lituano, Maestro dello Slow-Cinema, realizza un film diverso da quelli del suo esordio; un padre (interpretato dal regista stesso) e la figlia compiono un viaggio metafisico nella laguna messicana dove la figlia più grande ha perso la vita. Commovente, spirituale, immersivo. Bartas al suo meglio. Visto su MyMoviesOne.

25)“Il sentiero azzurro” di Gabriel Mascaro: Orso d’argento a Berlino (Gran premio della giuria) per questo road movie brasiliano dai toni distopici e dal tocco fantasy e psichedelico, dove gli anziani vengono trasferiti in una misteriosa colonia. Tereza, interpretata da una ottima ma non troppo simpatica Denise Weinberg, si ribella e riesce a partire per il Rio delle Amazzoni a bordo di una barca. Immagini meravigliose e colonna sonora tribale, per un film conciso e quasi perfetto. Su MyMoviesOne.

24)“Die, My Love” di Lynne Ramsay: la crisi di coppia vista dagli occhi di lei, una immensa e selvaggia Jennifer Lawrence, che piano piano sfocia nella pazzia, mentre lui, Robert Pattinson, è spesso assente. Un film country, pieno di simbolismi e di scene psicologicamente violente. La regia della nostra vola sempre su vette molto alte. La fotografia verdognola sugella il tutto. Su Mubi.

23)“La villa portoghese” di Avelina Prat: in pochi sanno che il cinema spagnolo è in un periodo di massimo splendore, e questo piccolo film ne è la prova. Un professore scopre che sua moglie è scappata di punto in bianco; dunque, decide di mollare tutto anche lui e, per uno strano scherzo del destino, si riscopre giardiniere in una villa portoghese di una signora coetanea. Passano gli anni, poi la moglie di lui sembra essere tornata. Cosa deciderà di fare il nostro? Un film preciso, elegante, fatto di silenzi e di dialoghi interessanti, ma soprattutto ci sono grandi interpretazioni (Manolo Solo, Maria de Medeiros). Il cinema spagnolo è forse il più florido d’Europa! Visto in anteprima su MyMoviesOne.

22)“Mirrors n.3” di Christian Petzold: il regista tedesco torna con un nuovo film che fa della lentezza il suo punto di forza e che, come al solito, preferisce far parlare le immagini piuttosto che i personaggi. L’attrice feticcio del regista, Paula Beer, interpreta una ragazza che ha perso il ragazzo in un incidente stradale e viene soccorsa da una donna che la ospita a casa sua fino a farla diventare un nuovo membro della famiglia. Ma a quale scopo e quali conseguenze avrà questo gesto? A voi scoprirlo, in un film che, come gli altri di questo artista, o lo si ama o lo si odia, per via di tutte quelle caratteristiche che fanno unico il suo stile.

21)“L’incidente del piano” di Quentin Dupieux: il Salvador Dalì del cinema torna con un film un po’ più contenuto dei suoi precedenti, ma ugualmente schizzato. Una incredibile Adèle Exarchopoulos è una influencer di successo che fa delle prove di resistenza fisica la sua fortuna. Ma come reagire a un incidente sul set che vede una sua collaboratrice morta schiacciata sotto il peso di un pianoforte destinato all’influencer? Sul finale il mitico Mr. Oizo ci va giù pesante con lo splatter e le assurdità, bilanciando una prima parte molto più introspettiva. Geniale e fuori di testa come sempre. Su Mubi.

20)“Dreams” di Michael Franco: un film estremamente politico per il regista messicano. Una eccellente Jessica Chastain è una ricca imprenditrice che stringe una relazione segreta con un ballerino messicano clandestino. Questa storia è l’espediente per raccontarci in realtà l’eterno conflitto tra gli Stati Uniti e l’immigrazione, una tematica sempre più presente in questi ultimi anni. Ottimo il finale, un piccolo gioco al massacro, che rivela il vero volto dei due protagonisti.

19)“The Mastermind” di Kelly Reichardt: un anti-noir in generale, un anti-heast movie nella parte centrale, un anti-road movie sul finale. La Reichardt si dimostra come la miglior regista donna al mondo, molto probabilmente, capace di destrutturare ogni genere possibile e immaginabile da oltre vent’anni a questa parte, iniziando con il noir e passando per il western. Un Josh O’Connor che lavora per sottrazione è qui un padre di famiglia che decide di mettere in atto una rapina in un museo cittadino, ma ovviamente le cose non vanno come previsto. Beffardo il finale.

18)“Father, Mother, Sister Brother” di Jim Jarmusch: premiato a sorpresa a Venezia con il Leone d’Oro (scelta strana se vediamo gli altri candidati, ma giusta se pensiamo alla carriera). Un film che rappresenta la poetica del regista al 100%. Un film diviso in tre episodi, ognuno per ogni membro della famiglia. Si parte con un mitico Tom Waits nei panni di un padre furfantello che riceve la visita dei suoi due figli, tra i quali spicca Adam Driver; il secondo episodio, “Mother”, vede l’annuale riunione di famiglia tra una madre, una infinita Charlotte Rampling, e le sue due (diverse) figlie, interpretate da Cate Blanchett e Vicky Kriepes. L’ultimo episodio, il migliore, vede due fratelli raggiungere, a Parigi, la casa ormai abbandonata dei due genitori scomparsi in un incidente aereo, e rimuginare nei ricordi. Il file rouge che accomuna questi tre episodi è soltanto un orologio che compare ciclicamente. Delicato e poetico come solo il cinema di Jarmusch può essere.

17)“Kontinental ‘25” di Radu Jude: il regista rumeno è uno dei migliori in circolazione, ma anche un provocatore … e anche questa volta la “tocca piano”, andando ad omaggiare “Europa 51” di Rossellini, con una storia che vede una ufficiale giudiziaria rumena alle prese coi sensi di colpa dopo che un barbone si è suicidato proprio nello scantinato di una casa da demolire. Ma il tutto filtrato con l’umorismo di Jude, ovvero politicamente scorretto e visionario allo stesso tempo.

16)“Magellan” di Lav Diaz: lui è un regista filippino maestro dello slow-cinema, che realizza tantissimi film dalla durata minima, nelle migliori delle ipotesi, di oltre quattro ore. Questo film, invece, si ferma solo a due ore e quaranta, ed è già strano; poi, è il suo primo film storico-biografico, andando a raffigurare la figura di Ferdinando Magellano, l’esploratore e navigatore portoghese. Si discosta, dunque, dal suo classico cinema sociale, capace di indagare le contraddizioni della società filippina. Il famoso attore spagnolo Gael Garcia Bernal è un Magellano autoritario, pronto ad evangelizzare e punire chi si oppone alla corona portoghese, ma anche fragile poiché sua moglie, lontana, è prossima al parto. Inquadrature fisse, ricostruzione storica verosimile, simile a un teletrasporto, molta crudezza. Epico.

15)“Frankenstein” di Guillermo Del Toro: il discusso film di Del Toro è in realtà un ottimo film, anche se preferisce attuare parecchie modifiche dall’opera originale di Mary Shelley, come quella di umanizzare il mostro (scelta tipicamente deltoriana). Secondo me, comunque, rispetta il messaggio e ne mantiene lo spirito. Perfetto dal punto di vista tecnico e di scenografie (gotiche), la trasposizione si avvale di un (truccatissimo) Jacob Elordi per il ruolo della creatura, davvero mostruoso, nel senso positivo del termine. Su Netflix, purtroppo.  

14)“Mickey 17” di Bong Joon-Ho: tutti erano saliti sul carro quando Bong era il Re del mondo con “Parasite”, ma ora tutti sembrano essere scesi giù. Di certo non il sottoscritto, che ha amato moltissimo questo film di fantascienza. Un mitico Robert Pattinson è la cavia di un folle progetto che lo vede “ristampato” ogni volta che perde la vita in una pericolosa missione spaziale, nel viaggio che porta una navicella umana a colonizzare uno sperduto e desolante pianeta alieno. Questo spunto è il pretesto per mettere in ridicolo il genere umano tutto e, secondo me, è anche una trasposizione verosimile di ciò che accadrebbe se dovessimo colonizzare un pianeta alieno, se mai lo trovassimo. Antimperialista e animalista come ci si aspetta da questo mitico regista; divertentissimo, ma anche profondamente drammatico come solo questo grandioso cineasta sudcoreano è in grado di fare.

13)“Reflet Dans Un Diamant Mort” di Hélène Cattet & Bruno Forzati: il ritorno dell’anno! Dopo ben otto anni di estenuante attesa, il duo moglie-marito belga è tornato con un’altra opera visionaria che farebbe impallidire anche un Tarantino per le citazioni cinefili presenti al suo interno. I due sono dei mostri sacri nel tessere delle storie sperimentali e di genere, utilizzando un montaggio particolarissimo che rende unici questi lavori, facendoli assomigliare più a opere d’arte che a semplici film. In questo caso si omaggia Diabolik, i film di spionaggio di 007 e la cultura italo-francese degli anni ’60 e ’70. Questi due signori sono preziosi come … i diamanti!

12)“Alpha” di Julia Ducournau: questa giovanissima regista francese (classe ’83!) era stata capace di stupire il mondo con film acclamati come “Raw”, sul cannibalismo, e il delirio “Titane”, premiato con la Palma d’Oro. Torna a Cannes anche con questo film, ma ottiene poco o niente. Peccato, perché io lo trovo geniale. La storia di una bambina, Alpha, che vive in degli anni ’80 alternativi, dove la malattia dell’AIDS diventa un’assurda patologia che trasforma i contagiati in marmo. Clamorosa la scena in discoteca con lo zio, ancor di più con Nick Cave in sottofondo. Un film doloroso, traumatico, straziante come solo questa preziosa regista è capace di fare.

11)“Un Semplice Incidente” di Jafar Panahi: la Palma d’Oro di quest’anno è andata proprio a questo capolavoro, l’ennesimo nella sterminata filmografia dell’esperto regista iraniano, uno dei più premiati di ogni tempo. Ma anche uno dei più ostacolati dal regime iraniano, che lo ha addirittura arrestato per due anni e perennemente ostacolato. E, vedendo i suoi film, si capisce il perché. In questo caso, un uomo crede di aver trovato il suo vecchio famigerato torturatore dei tempi del carcere e decide di rapirlo, di punto in bianco, e nasconderlo nel suo furgoncino; poi, dopo aver trovato altri concittadini che hanno conosciuto il torturatore, tutti loro si uniscono per avere una vendetta perfetta, dopo aver stabilito la vera identità del rapito: si tratta del vero criminale o soltanto di una persona che gli assomiglia? Clamoroso tutto il film, sia chiaro, ma in particolare gli ultimi minuti che ricordano un po’ il “Bugonia” di cui vi parlerò tra qualche riga.

10)“The Ugly Stepisister” di Emilie Blichfeldt: geniale riadattamento della fiaba di “Cenerentola”, ma filtrata unicamente dal punto di vista della sorellastra “brutta”. Un film che unisce il mondo fiabesco all’horror, ma filtrato in un’ottima femminista intelligente, perché mostra gli umani per ciò che sono, che si tratti di maschi o femmine. Alcune scene – quelle della trasformazione estetica della sorellastra da brutta a bella - sono tra le più disturbanti dell’anno, ve lo assicuro! Quasi riescono a far impallidire un Maestro del body horror Cronenberg. Regista norvegese giovanissima (1991!!!) da tenere d’occhio.

9)“La trama fenicia” di Wes Anderson: <<Wes Anderson fa film tutti uguali>>, decanta il cinefilo medio. Perché non dire la stessa cosa di Pasolini, Kubrick, Kaurismaki? Perché ora che Anderson non va più di moda è giusto criticarlo, smascherando coloro che lo avevano acclamato solo per salire sul carro dei vincitori! Comunque, tornando a noi, il film è eccellente e brilla sotto ogni aspetto tecnico e intrattiene e diverte tantissimo, come al solito.

8) “Marty Supreme” di Josh Sadfie: l’altro Safdie, probabilmente quello più bravo, dirige un film divertentissimo senza un attimo di respiro, che è adrenalina pura, con un grandissimo Thimotee Chalamet nei panni di un giocatore di tennistavolo realmente esistito. Ne ho parlato decisamente meglio qui sul blog: adieu au cinéma: MARTY SUPREME - ELEGIA DEL SOGNO AMERICANO?

7)“La voce di Hind Rajab” di Kawtar Ibn Haniyya: ho avuto la fortuna di vederlo al cinema, perché sul grande schermo l’angoscia e la tensione è ancora più profonda. Tante emozioni dolorose suscita questo film, tratto da una storia vera, avvenuta a Gaza, Palestina, e che ha visto una bambina intrappolata in una macchina, circondata dall’esercito sionista, chiedere aiuto alla Mezzaluna Rossa tramite soltanto un cellulare. Importantissima testimonianza di ciò che è stato, e di ciò che sta avvenendo tutt’ora. Ne parlo un po’ meglio qui:

6)“L’Agente Segreto” di Kleber Mendonca Filho: il cinema brasiliano è ai suoi massimi e questo film visionario, grottesco, surrealista, ambientato durante la Dittatura Militare ne è la prova. Ho provato a sviscerarlo in ogni suo aspetto in una recensione che potete leggere qui sul blog: adieu au cinéma: L'AGENTE SEGRETO - IL FILM BRASILIANO PROTAGONISTA AI PROSSIMI PREMI OSCAR

5)“Eddington” di Ari Aster: uno dei film più politici dell’anno, diretto da un piccolo mostro del cinema contemporaneo; un film sull’America di oggi, all’alba di una Guerra Civile, divisa in due nette fazioni, qui rappresentate dallo sceriffo di Eddington (un monumentale Joaquin Phoenix) e dal suo sindaco, il tutto ambientato ai tempi del Covid, quando le divergenze si sono accentuate. Film scomodo e boicottato più o meno da tutti. Eppure, parleremo di un film visionario, in futuro. Qui per saperne di più:

4)“No Other Choice” di Park Chan-Wook: remake del film francese “Cacciatore di teste” del 2005. Qui siamo, invece, in Corea del Sud, dove perdere il lavoro equivale a perdere la dignità, ed è quello che accade al nostro protagonista, un padre di famiglia, che ha lavorato per tutta la vita nel settore della carta. Allora, per trovare un nuovo lavoro e sgominare la concorrenza, mette su un intricato piano per far fuori – fisicamente – gli altri candidati migliori. Riuscirà, lui uomo inetto, ad essere spietato come un killer? Girato divinamente e recitato superbamente, questo film è un prezioso affresco della società capitalista dove o si mangia o si viene mangiati, in un infernale mondo dove pare non ci sia <<altra scelta>> che vivere così.

3)“Bugonia” di Yorgos Lanthimos: visionario e folle remake del film sudcoreano “Save the Green Planet” del 2003. Processo inverso del film menzionato prima, qui portato in occidente, con il classico umorismo nero, nerissimo, del regista greco. Due cugini complottisti rapiscono una CEO (immensa come sempre Emma Stone) convinti che sia un alieno che agisca ai danni dell’umanità. Avranno preso una cantonata colossale o c’è un fondo di verità? Un gioco psicologico al massacro, clamoroso, che esplode in una parte finale molto amara ma geniale. Ne ho parlato meglio qui, per chi volesse:

2)“Una Battaglia Dopo L’altra” di Paul Thomas Anderson: se PTA decide di tornare dopo quattro anni, vuoi o non vuoi, non può che finire sul podio e, se non fosse per la follia del prossimo film, sarebbe anche primo. Una storia memorabile, cruda e spietata sull’America di oggi. Regia e colonna sonora a livelli impensabili, ma pure il comparto attori (Leo DiCaprio, Sean Penn, Chase Infiniti, Benicio Del Toro) è in stato di grazia. Un altro miracolo di PTA, ma ne ho parlato in maniera esaustiva qui:

1)“Dracula” di Radu Jude: e al primo posto ci va il film che forse attendevo di più, dalla mente di quel genio rumeno di Jude, al secondo film in un anno, e anche perché è il primo film rumeno a parlare esplicitamente della figura ormai <<pop>> del Conte Dracula. Questo Dracula qui, però, fa parte di una serie di 14 diversi episodi dove, per di più, si usa una intelligenza artificiale che definire trash è dir poco, per ironizzare sulla società del regista, come al suo solito. Geniale, esilarante, ipnotico. Ne parlo ancora meglio qui: ‎‘Dracula’ review by riccardogalasso • Letterboxd

CONSIDERAZIONI:

Questa classifica è da prendere come un gioco, il pretesto per consigliare diversi titoli. È una classifica incompleta, sbagliata, soggettiva. Il 2025 è stato un anno notevole dal punto di vista della qualità generale e delle proposte, con diversi ritorni clamorosi di registi e attori inattivi da tempo. Le prime venti posizioni sono tutte occupate da grandissimi film, intercambiali tra di loro. A metà classifica, comunque, ho messo due film apprezzatissimi come “Sinners” e “Weapons”, il che suggerisce comunque l’alta qualità generale. Purtroppo, a causa delle tardive uscite italiane, sono assenti numerosi titoli interessanti. Per esempio, “Resurrection” di Bi Gan sono sicuro sarebbe entrato addirittura in top 10. Ancora, non ho potuto vedere film attesi e acclamati come: “Sentimental Value” e “Hamnet”. Poi, ho aspettato fino a febbraio, il più possibile, per pubblicare questa classifica per inserire più film possibile usciti a livello internazionale nel 2025 e non, come hanno fatto moltissimi, quasi tutti, inserendo film che sono usciti per lo più nel 2024, ma che abbiamo visto in Italia sono l’anno dopo.

Su letterboxd, però, continuerò ad aggiornarla il più possibile, nella sezione “liste”, ogni volta che vedrò un film del 2025.

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